Pseudo-pacifismo di strada
e di corteo
giovedì 27 marzo 2003I pacifisti partono da considerazioni ideali ovvie : la guerra e' una porcheria, e la pace e' un bene supremo. Benissimo. Tutti noi dobbiamo esserne convinti. La pace e' infinitamente meglio della guerra; la guerra come prassi deve essere eliminata. Benisssimo. Guai se non fosse cosi'. Guai se non fossimo tutti per la pace. Saremmo criminali potenziali, tiranni potenziali, comunisti o nazifascisti potenziali.
Ma questa e' una posizione ideologica.
Tuttavia, una posizione ideologica isolata quale 'noi vogliamo la pace', punto e basta, e' assolutamente sbagliata. Perche' chi si accontenta della propria pace, del proprio benessere, senza curarsi della pace e del benessere delle altre popolazioni del mondo, che hanno i nostri stessi diritti di vivere decentemente e in pace e nel benessere, e' un essere detestabile, esecrabile. Non possiamo dirci soddisfatti, moralmente a posto, se ci dimentichiamo del nostro prossimo. Per lontano che sia situato geograficamente e culturalmente da noi.
Quindi pace e sicurezza, liberta', giustizia e benessere di tutti, debbono essere un tutt'uno, ideologicamente, culturalmente. Non si puo’ predicare la pace in se’, isolatamente. La Pace e’ un valore solo se e’ condiviso e associato agli altri valori irrinunciabili della sicurezza e della liberta' personale, della giustizia e del benessere individuale e collettivo; altrimenti e’ puro esercizio ideologico senza valore, ne' merito; anzi, e’ un disvalore; e’ una premessa di colpevolezza, di complicita' con le ideologie che non tengono in nessun conto i principi fondamentali della convivenza civile; di complicita' con le ideologie e le forme di oppressione piu' tiranniche e piu' nefaste. Chi ha avuto comportamenti solo presuntivamente 'neutrali' nei confronti del fascismo, del nazismo e del comunismo, e' tutt'altro che incolpevole; e' complice delle barbarie che tali forme di oppressione dei popoli hanno perpetrato.Purtroppo, e' ancora impossibile, all'atto pratico, rinunciare alla guerra. Ci sono situazioni che si sottraggono ad ogni possibilita' di composizione pacifica. Basta guardarsi attorno, e subito ci si accorge che nella pratica ci sono situazioni nelle quali la guerra e' ancora indispensabile. Ed e' quando un Paese e' angariato da un tiranno: bisogna tapparsi naso e orecchie, ma cercare di liberare al piu' presto la gente di questo Paese dal tiranno. Anche con la guerra. Anzi, con il metodo piu' rapido a disposizione, in modo da ridurre al minimo le sofferenze delle popolazioni sottomesse alla tirannia. E, generalmente, non c'e' mezzo piu' rapido della guerra. Quindi in tali circostanze, poco importa che ideologicamente si sia tutti contro la guerra; e' necessario fare la guerra al tiranno, per ridurre al minimo le sofferenze delle popolazioni oppresse, poiche' queste pesano moltissimo al perdurare dell’assoggettamento alla tirannia. Maggiore e’ la durata della soggezione alla tirannia, maggiore e’ la probabilita' di subirne i danni, morali, fisici e materiali. Se la tirrannide di Saddam ha provocato poniamo un milione di vittime all’anno, cio’ significa che ogni giorno ci sono state circa 2740 vittime iraquene, in media; oltre 19.000 ogni settimana, e oltre 75.000 al mese. La resistenza inglese e l'intervento USA nella seconda guerra mondiale contro hitler hanno fatto si' che il nazismo sia durato meno di quindici anni. Il non-intervento contro la Russia sovietica e qualunque forma di comunismo, ha fatto si' che si siano compiuti in quel Paese e in tutti gli altri paesi comunisti, massacri e violazioni dei diritti umani tra i peggiori di tutti i tempi, perdurati addirittura oltre 70 anni, costati circa cento milioni di vittime! Chi non si sente colpevole, per non essere intervenuto contro un sistema politico cosi' infame? Siamo tutti colpevoli, se 'per amor di pace' abbiamo finto di non vedere. Peggio ancora se non abbiamo 'voluto' vedere, dietro la presunta protezione di una ideologia politica.
Certo, la guerra costa anche vittime innocenti, da entrambe le parti. Ma le vittime di chi agisce per liberare le popolazioni angariate dalla tirannia, hanno un valore degno del massimo rispetto; le vittime tra le popolazioni vittime della tirannia, sono un costo certamente inferiore a quello che sarebbe pagato col prolungarsi sine die della soggezione al tiranno. Inevitabilmente, la caratteristica della “innocenza” delle vittime, da entrambe le parti, sono una prova ulteriore e definitiva della inaccettabilita' della guerra. Nessuno deve poter privare della vita altri individui incolpevoli, e comunque recar danno morale o fisico a nessun altro: e' anche per questo motivo che si deve aborrire la guerra.
Cio' non toglie che finche' ci saranno popolazioni soggette a tiranni, finche' ci saranno Paesi non retti da forme di governo democratiche, bisognera' usare la guerra, per affrancare tali popolazioni.
Poi non se ne parlera' piu'.
Ma ora, non intervenire sulla base di concetti astratti, ancorche' ovviamente giusti nella loro essenza astratta, significa essere complici dei tiranni, complici delle angherie dei tiranni, colpevoli imperdonabili delle sofferenze delle vittime della tirannide.
Nella pratica, il comportamento piu' corretto non e' di negare la giustezza dei principi pacifisti; bensi' di fare in modo che tutti possano avvantaggiare la loro vita, che e' breve, con i benefici della liberta' di scelta e della liberta' dalle inutili sofferenze proprie delle tirannidi.
Va da se che in tale visione, solo le guerre di liberazione hanno un senso; sono accettabili nei termini che si diceva. Non e' certamente ammissibile nessuna guerra di aggressione e/o di conquista, in nessun caso.
Certamente, prima di scatenare una guerra, e' assolutamente necessario saggiare tutte le possibilita' di soluzione diplomatica della situazione. Ma anche in questo caso, bisogna porre degli untimatum. Non bisogna dare troppo tempo al tiranno; poiche' ogni giorno comporta un aumento di sofferenze per le genti assogettate. E queste sofferenze delle popolazioni sono l'aspetto prioritario da salvaguardare. Ma esaurite le possibilita' diplomatiche, occorre forzare la situazione con la guerra.
Normalmente, la purtroppo lunga esperienza storica testimonia che i tiranni sono tiranni proprio in quanto non vogliono saperne di perdere il potere con le buone maniere. E cosi' e' sempre solo la guerra, che puo' consentire di raggiungere il risultato auspicato: ridurre il piu’ possibile il numero delle vittime della tirannide.Insomma, dico che le ideologie hanno fregato l'europa mille volte; precipitando un Paese o l'altro nell'inferno di una qualche tirannia, dalla quale ci si e' liberati - o ci hanno liberato gli Stati Uniti nel secolo scorso - con montagne di vittime. Quindi, basta con lo spingere avanti le ideologie. Cerchiamo di essere positivi, pragmatici. Pur attribuendo il massimo e ineliminabile valore ai principi della giustizia, della liberta' e della pace.
Situazione odierna.
Mi pare che gli USA abbiano cominciato a parlare di 'guerra' in qualche modo di ritorsione, ma anche di legittima difesa contro eventuali atti terroristici da parte di una struttura apparentemente ben decisa a compierne altri, gia' dal 12 settembre 2001. Quindi, il "confronto" con l'ONU e tutti gli altri e' durato molti mesi, secoli. Non e' vero che non ci sia stato.Quella degli USA non mi pare assolutamente una "guerra di aggressione", ma una di quelle "Measures taken by Members in the exercise of the right of self defence.." previste ".. if an armed attack occurs against a Member of the United Nations..", come risulta dall'art. 51 della Carta dell'ONU. E mi pare che non possano esserci dubbi sul fatto che l'attacco dell'11 settembre si possa configurare come un attacco armato, visto che ha provocato alcune migliaia di morti, e che la caratteristica di un attacco armato e' quella di provocare morti e feriti; non certo offese verbali, tirate d'orecchi, o sberleffi vari.
La guerra all'Iraq fa parte - assieme alla guerra in Afganistan - delle azioni organizzate nell'intento di ridurre al minimo la probabilita' di ulteriori azioni terroristiche in territorio USA [e conseguentemente in tutto l’Occidente].
E' autodifesa, self defence [art. 51 della Carta dell'ONU], esercitata nei confronti di un dittatore che ha le mani molto sporche per aver usato gas nervini contro gli iraniani, e contro le sue stesse popolazioni curde, e che quindi ben a ragione si puo' ritenere capace di usare qualunque strumento di distruzione di massa – e non di massa, ma comunque illegale - contro chiunque.
Tra l'altro, visto che l'ONU non riesce a far si' che Saddam rispetti le ingiunzioni ONU somministrategli nel corso di 12 anni, il cercare di sloggiare in qualche modo Saddam si configura oltretutto come un modo per far valere le risoluzioni dell’ONU.
Bush forse "ha deciso di saltare l'ONU", viste le incertezze che l'hanno contraddistinta in questa occasione particolare; ma l'art. 51 della stessa Carta dell'ONU lo autorizzava all'autodifesa, visto che "Nothing in the present Charter shall impair the inherent right of individual or collective self-defence.."; quindi non c'e' nulla di illegittimo; la presunta “auto-legittimazione" a Bush la da' l'art.51 della Carta dell'ONU.Mi sembra anche alquanto ingiusto dire che gli USA si sentono in diritto di "colpire chiunque", sottomettere qualunque Paese. Non e' proprio una guerra di conquista, quella in Iraq. Ne' hanno alcun bisogno di chicchessia, gli USA. Sono piuttosto autonomi. Da almeno due secoli. Che siano tentati di esportare la loro liberaldemocrazia negli altri Paesi, puo' essere, senz'altro. Ma io lo vedo come un loro merito; visto quanto bene ha funzionato quel sistema in casa loro. Non hanno avuto nessuna rivoluzione francese; nessun comunismo; nessun nazifascismo, sulla loro terra. ".. hanno saputo mutare velocemente e profondamente in ogni campo senza incorrere in rotture traumatiche. L'industrializzazione, la produzione di massa, la diffusione dei beni, la trasformazione degli insediamenti umani e le continue rivoluzioni tecnologiche che hanno reso l'America, generazione dopo generazione, irriconoscibile a se stessa, sono stati processi realizzati nella eccezionale continuita' e stabilita' democratica" [M. Teodori, "Maledetti americani", Mondadori, 2002].
Anche solo pensare che improvvisamente gli USA possano diventare il lupo mannaro del futuro, e' completamente irrazionale e assolutamente gratuito. Non si possono incolpare gli Stati Uniti, se cercano di esportare la liberaldemocrazia, come si trattasse di una forma di governo di dubbia qualita’. Persino Norberto Bobbio ha affermato, a proposito di antiamericanismo, che " gli Stati Uniti si sono trovati sempre dalla parte giusta...[e che la democrazia, per quanto difettosa] e' preferibile a qualsiasi forma di Stato autoritario, dispotico, totalitario" [da M. Teodori, "Maledetti americani", Mondadori, 2002].
Sarebbe invece tutt'altro che assurdo sospettare la riemersione di qualche lupo mannaro in europa, al contrario, viste le enormi porcate che gli europei hanno combinato nel corso della loro infame storia; quella piu' recente in bella vista, dal comunismo al nazifascismo.Io credo, alla luce della storia Americana, che un mondo USA-centrico potrebbe andare benissimo, e per tutti. Ne sono fermamente convinto; finche' non accadra' qualcosa che possa contraddire tale fiducia, ma seriamente; non certo sulla scorta di suggerimenti infami provenienti da 'compagni' bertinotteschi, piu' o meno ulivisti e no-global. Il solo pensare di avere a maestri, dei complici dei piu' efferati criminali della storia [i comunisti, appunto], e che vorrebbero addirittura ‘rinverdire’ le capacita’ di mattanza sotto le stesse bandiere falcetto-martellate, mi fa rabbrividire. E dovrebbe far rabbrividire qualunque persona onesta. Cattocomunisti in prima fila, che dimenticano molto vergognosamente i circa cento milioni di vittime del comunismo internazionale - un numero quattro volte superiore alle vittime del nazifascismo.
Promemoria per quei poverini degli anti-americani.
Forse, prima di scatenarsi contro gli USA, non sarebbe male ricordarsi che gli Stati Uniti:
- hanno avuto un ruolo determinante nel consegiumento della vittoria delle democrazie europee nella Prima guerra Mondiale, contro gli Imperi Centrali;
- hanno avuto un ruolo essenziale nella sconfitta del nazifascismo e nella restaurazione della democrazia nei Paesi dell'Europa occidentale, nella Seconda Guerra Mondiale;e, convinti della superiorita' del sistema liberaldemocratico al confronto con quelli tirannici ispirati al marxismo:
- hanno impedito la diffusione del comunismo nella Corea del Sud;
- hanno tentato - questa volta senza successo - di impedire la diffusione del comunismo nel Vietnam;
- di contrastare - seppure con discutibili risultati - l'instaurazioni di sistemi simil-cubani in alcuni Paesi del Sud America;
- hanno difeso e preservato la liberta' e la democrazia dei Paesi dell'Europa Occidentale, contro le mire espansionistiche/imperialiste dell'Unione Sovietica, mediante i dispositivi politici e militari messi in atto con la guerra fredda, riuscendo addirittura a determinare l'implosione del sistema comunista sovietico;
- sono intervenuti nel Golfo Persico a protezione del Kuwait invaso dal criminale Saddam;
- ancora loro sono alle prese con quel criminale di Saddam Hussein, per cercare di prendere diversi piccioni con una fava: abbattere un sistema dittatoriale che - disponga o abbia nascosto/venduto - le armi di distruzione di massa che possedeve nella prima guerra del golfo, non ha comunque esitato ad impiegarle contro gli iraniani e contro le sue stesse popolazioni curde; eliminare la possibilita' che ripeta il massacro e non gli sia consentito di disporre / impiegare armi biologiche di distruzione di massa, ne' armi nucleari, alle quali e' sembrato molto interessato con l'acquisto di uranio sovietico; impedire che 'passi' tali porcherie ai fondamentalsti islamici, che han tanta voglia di costituire un unico califfato globale, prima tra Paesi islamici, e poi inglobando tutti gli altri, e che comunque mirano alla distruzione della cultura Occidentale; per liberare infine le popolazioni irachene dall'oppressione totalitaria e criminale del tiranno, provvedendo alla costituzione di un governo democratico che utilizzi i proventi del petrolio iracheno non per arricchimento personale di una cricca di governanti, ma per lo sviluppo economico, sociale e culturale della popolazione [come e' noto, nelle prime fasi del dopoguerra, sara' un'agenzia dell'ONU, gia' istituita, a gestire direttamente i proventi di tutto il petrolio iracheno, a beneficio della popolazione tutta].Se c'e' qualcosa, casomai, che non mi va' in tutta questa faccenda, e' che si sia aspettato tanto tempo, con il tacito assenso dell'ONU [per malinteso pacifismo? Protezione di interessi economici di Francia, Germania e Russia, vergognosamente anteposti agli interessi vitali delle popolazioni iraquene? per le pressioni esercitate dai 'pacifisti senza se e senza come'?], ad intervenire per eliminare Saddam, soprattutto al fine di alleviare le pene di una popolazione che e' angariata da piu' di 20 anni da un dittatore criminale. E non si sia intervenuti, malgrado il suddetto criminale abbia disatteso ripetutamente le ingiunzioni dell'ONU [e quindi sussistesse ogni legittimita' internazionale], mentre gli iracheni, curdi o sciiti che siano, intanto continuavano ad essere vilipesi dal loro tiranno. E' stato giusto aspettare tanto tempo? Chi sono i complici di Saddam, chi sono coloro che hanno criminalmente favorito il perdurare dell’azione criminale della tirannide saddamita? Quegli idioti dei pacifisti a tempo perso che hanno esposto alle finestre il loro criminale assenso al massacro saddamita, certamente! Se nessuno si fosse schierato con i tre cani europei [Francia, Germania e Russia] che fregandosene dei crimini di saddam, cercavano di proteggere i loro interessi economici, si sarebbe perso meno tempo; e meno tempo, significa, in questo caso, meno vittime.
In molte circostanze, quando ci sono popolazioni tiranneggiate da un criminale, il prolungarsi dell'attesa comporta direttamente, lo si voglia o no ammettere, una inaccettabile complicita' con i tiranni e quindi una criminale condivisione della responsabilita' per le sofferenze procurate alle popolazioni loro soggette. Popolazioni che hanno comunque e assolutamente diritto di vivere in pace, esattamente come noi, senza aspettare per decenni che qualcuno in grado di affrancarli, lo faccia.
Era tempo che gli iracheni, in questo caso, fossero liberati, con qualunque mezzo. E siccome i tiranni, i dittatori, non si convincono con le diplomazie, ma solo con le botte, sono botte quelle che vanno loro somministrate. Costi quel che costi. Ma almeno le sofferenze delle loro popolazioni avranno fine piu' in fretta possibile. Non dopo 10-30 anni, o settanta anni, come nel caso dell'infamia che si e' consumata nell'URSS.
"..il pacifismo e' a volte un modo di negare [l'esistenza del tiranno] fino a lasciargli mano libera" [A. Sofri, 2001].
Non sono convinto che Sofri sia un'anima bella, ma in questo caso ha senz'altro ragione. Lo ha 'sentito' nella propria pellaccia.
Conclusioni.
Le guerre non si debbono piu' fare? Certamente. Solo gli imbecilli possono pensarla diversamente. Ma non ci si libera dalle tirannie con la diplomazia e le buone intenzioni, da che mondo e' mondo [qualcuno crede veramente che ci saremmo potuti liberare di Hitler o di Stalin con le buone parole, le piu' abili diplomazie?]. Quindi sono le tirannie, le dittature, il vero arcaismo da eliminare. Su questo, dovremmo essere tutti d’accordo. Non sulla pace, costi quel che costi. E per eliminare le tirranie occorre l'esercizio della forza. Finite le tirannie, definitivamente, finita la voglia di esercitare la tirannia, allora si' che non ci sara' piu' bisogno di eserciti e di guerre. Bastera' parlarsi. Gli strumenti per sanare le dispute, cambieranno.
In piu', sono assolutamente d'accordo con gli Stati Uniti gia' fin d'ora, se e quando si risolveranno a determinare la conversione di tutti gli altri Paesi dominati da tiranni piu' o meno sanguinari, ma comunque oppressivi nei confronti delle loro genti, in Paesi liberi e democratici. Perche' in tal modo realizzeranno finalmente lo scopo principale della Carta istitutiva delle Nazioni Unite, quale risulta dall'articolo 1 comma 3, in cui si afferma che l'ONU deve "promuovere il rispetto dei diritti umani e delle liberta' fondamentali per tutti i popoli, senza distinzione di razza, di sesso, di linguaggio o di religione."
Questa per me e' la pace: Pace con la liberta' , con la democrazia e con la giustizia. Il resto e’ ignominia.Altro che quella segatura comunista, ex comunista-ulivista, cattolicoi-comunista e paracomunista-no-global [e antiberlusconiana in casa nostra], che occupa le strade in questi giorni, vomitando attorno antiamericanismo vergognoso e gratuito, mascherata da ideologia pacifista, nel momento in cui gli USA si danno da fare per liberare una popolazione ingiuriata da decenni di tirannia saddamita.
Questi atteggiamenti pseudo-pacifisti potrebbero addirittura sembrare delittuosi, a ben vedere; comunque infamemente complici . Protestare contro una guerra che tende a liberare un popolo - e che comunque avra’ come risultato la liberazione della gente irachena - dalle ingiustizie e dalla violenza criminale dei tiranni che la governano, e' un atteggiamento sicuramente colpevole. Soprattutto, poi, una guerra intrapresa dopo che da molte parti, e per molti mesi, il criminale Saddam e' stato invitato a lasciare il potere 'con le buone' [in prima fila dai Radicali di Pannella], in modo da evitare a tutti, i danni che un intervento armato avrebbe inevitabilmente provocato.
Certo che prende anche un certo sconforto, quando si vede ammassata tanta gente attorno, e in coda a suggerimenti autenticamente [e vergognosamente] di natura comunista , quando il comunismo mondiale ha procurato circa 100 milioni di vittime! Dei buoni insegnanti, sono stati scelti! Cosa succederebbe se si facessero cortei guidati da nazifascisti, anche se loro fecero solamente [si fa per dire] 25 milioni di vittime?! Esporremmo alle finestre le svastiche su fondo iridato?Infine, sono propenso a ritenere che queste reazioni abbiano almeno tre motivazioni predominanti.
Da un lato esprimano la rabbia di tutte le sinistre, americane, europeee, italiane, ecc., nel vedere fallito, definitivamente e malamente, il loro idolo balordo, di fronte al continuo prevalere di visioni politiche liberaldemocratiche, del tutto opposte alle ideologie socialisteggianti. Un antiamericanismo ".. che nasce e cresce .. con i fondamentalismi sconfitti dalla storia, che ha decretato il successo della societa' aperta e dell'economia di mercato ... [e' ] La malattia psicologica dei perdenti .. il rancore dei vinti nei confronti dei vincitori ..", come dice Massimo Teodori ['Maledetti Americani', Mondadori, 2002]. E quindi questi tali approfittano dell'occasione – sbagliata - per dare sfogo allo scorno subito.Inoltre, una forte spinta nella stessa direzione e' dovuta certamente anche - e forse anche di piu', perche' trasversale – ad una diffusa insofferenza verso la modernizzazione, contro la trasformazione tecnologica e scientifica che trionfa in tutti i campi e in tutte le popolazioni - fatte salve le schiere di quei poveri diavoli dei verdoni bio-coprofagi - e che si attua con l' American way of life, a diffusione globale, inevitabilmente, dati i vantaggi evidenti che comporta per il benessere generale.
Non puo’ meravigliare che quest'ultimo atteggiamento sia condiviso fortemente dalla stragrande maggioranza dei cattolici, da sempre avversi alla modernizzazione e alle liberaldemocrazie, come dimostrano gli atteggiamenti degli ultimi papi da Leone XIII ["Vade retro America!"], a Pacelli, e a quello attuale, che dice no al comunismo, ma dice no anche alla liberaldemocrazia; e dice si', forse, soltanto ad una teocrazia fondamentalista come quella iraniana, ma cattolica, e forse addirittura un po’ ecumenica, purche’ sia – vergognosamente – una tirannia teocratica.