Sul Piacere

".. la più forte espressione vitale è la pulsione sessuale,
manifestazione che si identifica con la stessa esistenza
e la alimenta su tutti i piani."  Arthur Schopenhauer
[da G. Roccatagliata, 'La Psichiatria da Ippocrate a Kraepelin', in  'Trattato Italiano di Psichiatria', 2002, Masson publ.]

Trovata a posteriori, questa citazione puo’ ben servire di introduzione all'ipotesi sulla quale vorrei riflettere.
Ieri sera osservavo Rubinstein, che faceva scorrere le dita sul pianoforte, con incredibile maestria; di qua', di la'; avanti e indietro; accelerava; rallentava; si fermava; riprendeva; ballonzolante; strimpellante; sonoro, quasi marziale; per riprendere allegro; pensoso; malinconico; poi esultante; festoso [le sue dita, in realta'; lui era apparentemente ingessato; quasi addirittura un calco in gesso di stesso, se non fosse stato per qualche sottilissima, forse immaginaria emozione che usciva dal suo viso, in forma di  radiazione invisibile, percepibile solo strumentalmente]; e cosi' ancora, senza fine. Era Beethoven, Concerto no.5, Imperatore. E mi chiedevo che senso potesse avere, fare tutto quell'esercizio di perfezione; far emergere dal silenzio quei suoni, che cercavano di coinvolgere l'uditore, uno stuolo di uditori, una platea dispersa, inesistente in sala, ma diffusa quanticamente sul territorio esterno alla vuota sala in cui si teneva la registrazione del concerto, ma comunque con gli occhi intenti allo scorrere virtuoso delle mani; e l'orecchi e l'animo pronti a cogliere assonanze, armonie, costruzioni matematiche misteriose in mazzi di frequenze con frammenti di melodie e di ritmi, distinti, rincorsi, balzati fuori da quella fila ordinata di tasti bianchi e neri, e con li' accanto altri signori di legno con aggeggi strani infilati tra le labbra, o stuzzicati con bastoncini e corde, ecc., e ogni tanto con gran fracasso condominiale.
Mi sono chiesto che senso poteva avere che Rubinstein stesse a far tutto quel traffico al pianoforte; e prima di lui, cosa andava cercando chi aveva composto il brano musicale.
Mi e' parso improvvisamente di intuire che si trattava molto semplicemente di una rincorsa del piacere. Ma non un piacere in qualche modo astratto, da ipotizzare disperso chissa' dove nella corteccia cerebrale; un piacere tutto immateriale, mentale, intellettuale; che da' struttura e consistenza alla cosiddetta ‘spiritualita’, ben distinta dalla banalita’ quasi volgare della sessualita’ gestita in funzione consolatoria; piu’animale, che umana; anche se cosi’ ben volentieri umanizzata. Forse si trattava invece, in tutto e per tutto, del piacere sessuale, puro e semplice; seppure esercitato in diverso modo, e in diversa misura, simulato. Questo e’ cio’ che m’e’ venuto in mente. Niente coinvolgimento degli strati superiori della corteccia. Ma un piacere affluente, per sua stessa natura, agli stessi percorsi cerebrali  sui quali confluisce in qualche forma generale la sensazione pura e semplice, chimico-biologica, del piacere animale. Non quindi un piacere colto, mentale. Forse, molto piu' probabilmente, si aveva la stimolazione delle stesse fosse profonde dell'encefalo che sorreggono, producono la sensazione del piacere fisiologico, misurabile esattamente negli animali da esperimento; quello che muove flussi di elettroni sulla scorza dei milioni di neuroni custoditi in quelle zone protette che sono al centro dell'encefalo, e che danno senso alla vita, come dice Schopenhauer.

Il concerto numero 5 di Beethoven per sua natura, suggerisce direi esplicitamente, l'andamento psico-fisico della ricerca del piacere che ha a che fare con la sensualita’, la sessualita’; con le sue particolari ricorrenze armoniche, le esitazioni, il distendersi quasi improvviso delle melodie, dopo le attese, le sospensioni, le quasi incertezze; che prendono, fermano un attimo il tempo, e si dissolvono dopo lunghi secondi; sfociano  in corollari di suoni, che sono un giubilo della mente, degli occhi, anche; per un sentimento che rotola giu' e si abbarbica all'animo, nella gioia delle melodie, delle armonie, dei toni, delle consonanze, dei gesti virtuosi delle dita che scorrono e si rincorrono senza un peso che superi le poche decine di micropascal necessarie e sufficienti ad esercitare le opportune pressioni sulla tastiera, per coinvolgere completamente l'attenzione e il sentire umano!

Ho collegato immediatamente l'attivita' dei musicanti - e prima di tutto del musicante Rubinstein - con vecchie, storiche osservazioni sul piacere riprodotto a volonta' dai neurofisiologi degli anni '50, mediante elettrodi infissi in zone particolari dell'encefalo di piccoli animali.
Le osservazioni erano state condotte da Olds & Milner nel 1954 [Olds, J. & Milner, P., J. Comp.  and  Physiol.  Psychol., 47, 419] su ratti ai quali era stato infitto un elettrodo in una zona dell'encefalo individuata provvisoriamente come 'centro del piacere'. Ogni volta che i ratti esercitavano una leggera pressione su un apposito pedale, un impulso di corrente di alcune decine di microampere [µa] scorreva dall'elettrodo al loro ipotalamo, producendo nei ratti una sensazione di piacere; imparato il trucco [che la pressione sul pedale provocava la scarica di corrente-piacere], si osservo' che i ratti non si occupavano piu' di nient'altro; non di alimentarsi, ne' di dissetarsi, ne' di rincorrersi, ne' di superare una griglia elettrificata che procurava scosse dolorose, pur di raggiungere la leva; i ratti si procuravano centinaia di scosse all'ora; ininterrottamente per giorni, fino a procurarsi oltre 50,000 scariche-piacere, senza che si intravvedesse una fase di saturazione; rimanevano applicati al dispositivo che erogava la scarica elettrica, fino allo sfinimento, all'esaurimento delle forze fisiche.
Misurando l'intensita' del piacere con il numero di stimolazioni orarie che si procuravano i ratti, si e' riscontrato che 'il piacere' aumentava progressivamente, a partire da 10-40 µa [400-500 stimolazioni orarie], fino a raggiungere valori massimi di circa 4.000 stimolazioni orarie [circa una stimolazione ogni secondo] gia'  a scariche di intensita' pari a 80-100 µa. [Olds, J., 'Self-stimulation of the brain', 1958, Science 127 (3294), 315-324]. In seguito, analoghe osservazioni sono state condotte con gatti, scimmie e l'uomo stesso [schizofrenici e individui con basso QI], con gli stessi risultati. 'Lo stimolo era preferito al rapporto sessuale. .. In qualche caso, queste esperienze vengono descritte come una sensazione simile a quella dell'orgasmo …' [S. Rose, 1973, 'Il cervello e la coscienza', p. 266-267, EST Mondadori]. Potrebbe essere inquadrata in questo ambito, anche la furia della creazione artistica, la quasi impossibilita’ di sottrarsi al richiamo dell'estro inventivo, piu' direttamente simile all'esperienza di topi, incapaci di allontanarsi dal pedale che fornisce le scariche dei µamperes gratificanti.

Ecco, la constatazione che potendo ripetere ad libitum la pressione sul pedale che provoca la sensazione di piacere – dell’orgasmo sessuale – induce gli animali tutti – con 2 o piu' gambe - a premere incessantemente sul pedale, mi ha condotto ad immaginare che si tenda naturalmente a ricercare / riprodurre tutte le attivita’ che direttamente o indirettamente equivalgono alla pressione murina sul pedale del piacere. Che poi potrebbe essere addirittura ovvio:  tutte le attivita’ che ingenerano piacere, piacevolezza, soddisfazione, sono tali proprio perche’, indipendentemente dalle categorie ‘strumentali’ che si utilizzano, riproducono seppure in misura diversa e con diversa modalita’, la stessa sensazione del piacere sessuale. Semplicemente perche’, neurologicamente, non ci sono alternative: la sensazione di piacere, da qualunque stimolazione sia originato, si realizza nell’encefalo, attraverso le stesse strutture. Le differenti modalita’ di produzione delle sensazioni di piacere, nelle diverse persone, potrebbero corrispondere in qualche modo ai diversi valori in µamperes delle scariche sollecitate con la pressione del tipo di pedale utilizzato: volta a volta una successione di frequenze acustiche, di vocaboli interagenti melodicamente, di eventi organizzati in strutture romanzesche, di superfici con estensioni strutturate da miscele di colori, agglomerazione di volumi particolarmente coinvolgenti, ecc. ecc. Per cui nell’impossibilita’ di generare scariche da 100 e piu’ µamperes [raggiungimento molto banale - quasi volgare, verrebbe da dire - dell’orgasmo], ci si accontenterebbe, provvisoriamente, delle scariche di minore intensita’, pur di sentirsi addosso costantemente, quella sensazione di piacere ".. che alimenta l'esistenza su tutti i piani", come dice Schopenhauer. Insomma, e' vero che l'orgasmo 'e meglio'; ma l'orgasmo dura poco; ne' sarebbe possibile vivere ogni giorno in una condizione orgasmica permanente; anche perche' sostenere l'esistenza, esige abitualmente l'esercizio di qualche attivita' non priva di aspetti coinvolgenti e magari anche remunerativi. Di qui' la necessita' di 'supplire' con altri dispositivi sensoriali, che mimino l'effetto principale, seppure a livelli di godimento molto inferiori; anche perche' si puo' constatare agevolmente che tale sostituzione ha una qualita' compensativa - di non trascurabile rilevanza - e che e' una durata enormemente superiore. E' la durata, che convince; il perdurare della sensazione di piacere, per tutti i giorni della vita; per condurre un'esistenza gratificante, fruendo di condizioni diverse, ma che comunque sostituiscono piu' tranquilamente il soddisfacimento sessuale.
Vengono scelte, a tal fine, attivita’ piu’ apertamente accettabili dalla comunita',  piu' decorose, fruibili apertamente nel bel mezzo del consorzio civile, anzi qualificanti, piu' eleganti, meno sfacciatamente animalesche; piu' in generale, insomma, tutte le attivita’ che forniscono sensazioni di piacere a gruppi piu’ o meno ampi di persone, quali possono essere l’assistere a rappresentazioni teatrali, il dedicarsi a determinate letture, l’esplorazione museale, l’ascolto della musica, l’osservazione di paesaggi naturali, ecc..
Lo scorrere di Rubinstein sulla tastiera, con quasi esatta analogia strumentale, potrebbe infatti essere assimilato all’esercizio della pressione sul pedale, a quel fornire, attraverso frequenze acustiche, i microamperes che raggiungono l’orecchio, per sciogliersi in un torrente di elettroni convogliati sui sentieri cerebrali del piacere, fino ad invadere tutto intero il Sistema Cerebrale del Piacere [SCP]. E' facile dunque collegare l'esercizio dell'autostimolazione delle 'vie cerebrali del piacere' [VCP], all'esercizio della musica; soprattutto una musica quale il Concerto #5. Ma anche la  musica in generale; tutta la musica; e tutte le attivita' artistiche, forse, e meta-artistiche, che comunque si propongono di generare sensazioni di piacevolezza.
Infatti, ho pensato, ecco in cosa potrebbe consistere in sostanza l'arte, in tutte le sue forme: tutto questo darsi da fare su e giu' per le tastiere, le immagini, i colori, i marmi, le sonorita' verbali, le evocazioni emozionali:  potrebbe avere lo scopo di ripercorrere, ricostruire, ricreare 'concerti' di stimoli che per loro natura affluiscono attraverso le VCP, al sistema cerebrale del piacere. Insomma, in tutto e per tutto, e semplicemente, ogni manifestazione artistica potrebbe non essere altro che una pura e semplice corsa ad abbassare il pedale dell'autostimolazione delle VCP.
Forse e’ vero che "Le nostre sostanze neurochimiche classificano tutte le possibili esperienze in due categorie: 'piacevole' e 'spiacevole'. Il loro codice e' invariabilmente binario… Le immagini e le note musicali, nel nostro cervello, non sarebbero una copia di niente; nel nostro cervello non ci sono certamente ne' odori ne' colori. La sensazione e' un'astrazione, non una replica del mondo reale.“ [J. Hopper & D. Teresi, 1986, 'L'universo della mente', Bompiani ed.]. Un colore e' concepito come un 1, o uno 0; un piacere, o un non-piacere. Nient'altro. O almeno si parte da qui'.
Ma allora appunto, non e’ un tipo particolare di stimolo, che caratterizza il piacere; ma qualunque stimolo va bene, purche’ possa essere classificato nell’encefalo come un 1 o uno zero, come piacere, o come non piacere.
Allora nessuna meraviglia che un Rubinstein all’opera faccia pensare ad un ‘piacere’ indistinguibile da un ‘piacere generale’ che comprende e/o puo’ identificarsi con quello definito piu’ spesso come sessuale. Perche’ forse sono davvero una stessa cosa, o appartengono comunque ad una stessa categoria di sensazioni; si attivano sulla corsa degli stessi meccanismi chimico-fisici che raggiungono un gruppo di neuroni nudi, annidati chissa' dove, nell'intricata ragnatela del consorzio neuronico che struttura la sostanza grigia dell'encefalo.
Diversamente dal piacere sessuale, che si sviluppa in tempi relativamente brevi, fino al raggiungimento di un acme, per poi attenuarsi, e con non-illimitate possibilita' fisiologiche d'iterazione, l’arte comunica sensazioni di piacere piu' durevoli; che non si concludono in tempi brevi; ma durano a lungo, molto a lungo; si alimentano con apporti di pochi µamperes, per tutto lo svolgimento del concerto, per tutto il tempo trascorso alla presenza dell'opera, per tutto il tempo che si trascorre leggendo, rileggendo, rivedendo, riascoltando, ripercorrendo con la memoria un’opera, una costruzione filosofica entusiasmante nella sua prodigiosa logicita'. Le possibilita' d'iterazione sono sostanzialmente innumerevoli. Proprio come in un lungo, irreale, prolungato, ininterrotto, centellinato orgasmo della mente; un ripetuto esercizio di pressione sul pedale del piacere, che prende fino a che la memoria ne custodisce i componenti elementari, quei generatori dei microampere necessari alla stimolazione del SCP.
Questo stesso piacere prolungato, ci accompagna anche oltre i luoghi in cui ha preso corpo l'opera, la situazione, il soggetto generatore dei microamperes della mente, quelli che si gettano a capofitto lungo i sentieri delle VCP; ci insegue nella quotidianita’; non necessita di partecipazioni estranee alla nostra volonta’ e capacita’ realizzativa; puo' essere continuamente ricostruito, rivisto, risentito, rivissuto; si espande come una nuvola alle nostre spalle, e ci avvolge, ci accompagna durante tutte le giornate; ce lo portiamo dentro; vive dentro di noi; fa parte della nostra sostanza; diventa un aspetto della nostra personalita'. Puo' uscire allo scoperto in ogni momento della giornata; senza limitazione. E’ vivibile altrove, e comunque. E' registrato in noi, con i suoi mille frammenti di colori, intonazioni, sfumature, emozioni, evocazioni; lasciati, sedimentati nel nostro personale bagaglio mentale, strutturale. Facile da 'portare': e' solo un insieme di digit: 1001010100111010010010011101010...

Il gusto che provo, ora, allo scorrere di questa fresca bevanda nel pieno dell'estate, in fondo alla bocca, non e' un piacere fondamentalmente differente dal piacere sessuale; e' solo meno intenso; e' personale, non condiviso, non partecipato; ma scorre negli stessi canali mentali; e' piacere, infine. Insomma, cio' che distingue qualunque situazione personalmente gratificante, da un gesto diverso qualsiasivoglia, potrebbe proprio essere la sua precipua capacita' sostitutiva della sessualita’, di produrre, alla vista, all'ascolto, alla lettura, al presentarsi, quegli stimoli dei piccoli microamperes necessari a generare risposte fisico-chimiche capaci di raggiungere il centro cerebrale del piacere; solamente stimoli piu’ dispersi, piu’ atomizzati; meno conglomerati, meno affannosi, che nel raggiungimento del piacere sessuale. Nient'altro. O solamente. O piacere, o non-piacere. Una fila di uno e di zeri, che si succedono, si rincorrono. Senza senso, a vederli.

PS: ci si potrebbe chiedere come mai ci sono successioni di stimoli che percorrendo il filtro delle VCP producono reazioni piacevoli; e altre spiacevoli; ma bisognerebbe affondare piu addentro alla fisiologia-molecolare delle sensazioni, ancora farcita di molte incertezze [e di mia personale ignoranza]. Ma si puo' tentare un'approssimazione. Non c'e' dubbio, ad esempio, che i neuroni hanno dei recettori, costituiti da molecole e da associazioni di molecole, che hanno lo scopo di 'accogliere' [neutralizzare?] determinate molecole che possono trovarsi fisicamente nelle loro immediate vicinanze, e dette generalmente neurotrasmettitori. La comunicazione tra neuroni avviene molto spesso proprio attraverso questo sistema di raccolta, 'accoglimento', dei neurotrasmettitori liberati nelle giunzioni presinaptiche, da parte dei recettori postsinaptici.
Forse le singole note, i componenti elementari del discorso musicale, ad esempio, afferendo in forma di 1 e di 0 sui percorsi cerebrali dei suoni, potrebbero andare a costituire una situazione elettrochimica speciale, sulle spalle di quel gruppo di neuroni che ‘riconoscono’ i crittogrammi inviati dai nervi acustici; quando le assonanze, le armonie, i ritmi della composizione musicale sono tali da determinare la formazione di predefinite organizzazioni elettro-chimiche [di carattere generale, universale, pur con differenze tali da non escludere preferenze personali, individuali], allora verrebbero sputati fuori dai corpi neuronali della corteccia uditiva, mazzetti di molecole E - probabilmente di tipo endorfinico, ma anche dopaminico, e ad effetto simile - che migrando, raggiungono i neuroni prossimali, li scavalcano, si diffondono piu' in la', come attirate da quei neuroni del sistema cerebrale del piacere, gli specifici neuroni P, che hanno addosso i recettori del piacere, i recettori delle molecole E, che come fiori aperti, come bocche inquiete, affamate, assetate, possono acquetare la loro agitazione, il loro tormento quotidiano [come della vita], la loro mancanza di quelle molecole E, che infilandosi in loro come una chiave nella toppa [analogia sessuale?], frenano la loro agitazione, la bloccano, non consentono loro piu' che qualche impercettibile vibrazione [di piacere?], le addormentano dolcemente.  Questi 'incontri' EP determinerebbero una sensazione macroscopica di piacere, proporzionale in qualche modo alla quantita’ di molecole E [i famosi microamperes del pedale murino] liberate nelle giunzioni presinaptiche, e pervenute sui neuroni del sistema cerebrale del piacere e quindi alla quantita' di recettori P  'soddisfatti'.
Lo stesso meccanismo avverrebbe per tutte le occasioni definibili come 'piacevoli'; per tutte le situazioni riconoscibili individualmente come realizzazioni di piacere personale; indipendentemente dal fatto che si tratti di musica rock, una partita di calcio, una poesia di Tagore, una scemenza teatrale, la Scuola di Atene di Raffaello, o una sonata di Bach. Questa proposta di analogia sembra configurare peraltro una differenziazione tra la nudita' del piacere sessuale, e una forma piu' tenue, sofisticata di piacere, che essendo disgiunto dagli organi sessuali, ma connesso prevalentemente agli altri organi di senso [udito, vista, tatto, ecc], rappresenterebbe un piacere piu' propriamente 'mentale'. Solo apparenza, peraltro. I SCP sarebbero comunque raggiunti inevitabilmente attraverso le VCS, che comunicano mediantegli stessi meccanismi elettrochimici. E' solo una questione di livelli quantitativi diversi, dell'interazione; il fenomeno e' lo stesso; e scorre sugli stessi schemi neuronali. La differenza tra l'orgasmo e il piacere 'distribuito', il piacere del vivere, consisterebbe nella valanga di molecole E che si produrrebbe con una profonda stimolazione sessuale, orgasmica, con la giunzione in tempi brevissimi di grandi quantita' di coppie EP [una specie di ebrezza di accoppiamenti EP]; mentre col piacere 'trasferito', piu' duraturo, la produzione di molecole E e di accoppiamenti EP sarebbe piu' distribuita, piu' disseminata nello spazio e nel tempo: in sostanza, la densita' delle molecole E sarebbe elevatissima nella dirompente reazione orgasmica; ma molto piu' ridotta, nella reazione eudonica persistente, disseminata.Esisterebbe quindi, tutta una gradualita' nella formazione del piacere, che andrebbe dalle fasi preorgasmiche, all'acme orgasmico; fin giu' al piacere piu' tranquillo, piu' diffuso; quello che ci aiuta nel lungo vivere quotidiano.
Tuttavia, l'affollamento in tempi brevissimi, orgasmici, di congiunzioni EP, determinerebbe un effetto retroattivo, attuantesi con la disgiunzione delle E dai P, con maggiore probabilita' e maggiore velocita', di quanta non avvenga nel caso della congiunzione piu' estesa, disseminata. Interverrebbe un problema di omeostasi; di mantenimento di condizioni soddisfacenti la norma della funzionalita' neuronale. I SCP al massimo dell'attivazione, non potrebbero essere stimolati ulteriormente, se la loro condizione non fosse ricondotta ai livelli precedenti. Cosicche' la situazione dei SCP, divenuta troppo differente dalla condizione caratteristica della norma, tende ad essere ricondotta piu' celermente ed estesamente ai livelli richiesti dalla situazione omeostatica precedente l'orgasmo. Tale situazione omeostatica verrebbe ricostituita tramite la riassunzione delle molecole E nelle giunzioni presinaptiche, attuata dalla cosiddetta 'pompa di reuptake' [PR]. Ma l'effetto feed-back sarebbe con maggiore probabilita' attivato piu' lentamente, e incompletamente, nel piacere 'trasferito', disseminato, caratterizzato da livelli molto inferiori di giunzioni EP, che sarebbero addirittura insufficienti ad attivare la PR. La piu' prolungata permanenza di giunzioni EP sulle terminazioni postsinaptiche del SCP, determinerebbe cosi' la maggiore durevolezza del piacere 'trasferito', disseminato, 'mentale', rispetto alla minore durevolezza del piacere orgasmico e meta-orgasmico.

Nella configurazione binaria della caratterizzazione degli stimoli, il piacere dovrebbe essere costituito da una prevalenza di 1; il non-piacere, da una prevalenza di zeri. Nella prevalenza di zeri, non verrebbero prodotte quantita' di molecole E sufficienti a raggiungere i centri cerebrali del piacere, ne' a 'neutralizzare una quantita' di neuroni P tale da far emergere macroscopicamente una sensazione di piacere.
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Vency

Potrebbero non contraddire l' ipotesi esposta sopra, le opinioni di Epicuro [341-270 bc], Bentham [1742-1832]
Spencer [1820-1903], tra gli altri, e le esperienze di:
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