Tuesday, December 02, 2003Carissima,
cominciamo dalla pittura: non mi interessa piu'; ne' ho interesse alla musica, ne' al teatro, ne' al balletto. Mi sembrano idiozie per gente d'altri tempi; vere scempiaggini, bambocciamenti, insomma. Oggi ci sono persone che muovono oggetti strani sullo schermo di un computer; oggetti cui sono riusciti a dare una certa misura di autonomia, che possono assorbire il nostro modo di vedere il mondo, a comportarsi come ci comporteremmo tu od io, e renderci in tal modo immortali, diventando degli altri noi. In tutto e per tutto. Pur continuando ad alimentarsi di elettroni veloci da far loro scorrere nelle vene di silicio.
Si', vedere, dici. Ma quando uno ha visto l'enorme cielo degli USA, le strade diritte verso l'orizzonte infinito e lontanissimo, New York, Chicago, Il Gran Canyon, 'la Scuola d'Atene', Van Gogh; cosa può interessargli, il resto?
Wake up, dici. Ma per una decina d'anni mi sono alzato prima dell'alba, e mi sono estasiato guardando il sorgere del sole forse mille volte, da questa finestra. Ogni volta infinitamente diverso dalle altre. Estasi, dai riflessi sulle nuvole, le velature verdi, gialle, rosa, azzurre, più verdi, più scure, arancioni, giallo pesante e leggero, che sfumano una nell'altra. Eppoi, per tutto godimento, mi viene addosso una crisi da "deprivazione ipnica"; perche' mi alzavo per studiare, per capire; per vedere l'alba! Ecco la diagnosi dell'episodio dell'otto febbraio scorso.
Movimento, dici? si, mi lavo i denti almeno cinque volte al giorno. Non posso permettermi di andare a spasso mezz'ora ogni giorno. Ma sai quante cose debbo ancora imparare; e mi premono addosso; non posso fare a meno di cercare, cercare di imparare le mille cose che ancora non capisco, che ancora non so. E su internet c'e' quasi tutto; basta leggere e leggere senza fine. Come avere una biblioteca dietro le spalle, con tutti i volumi del mondo.
Incontrare conoscenti e discorrere: si', sarebbe possibile in teoria; ma da queste parti non c'e' nessuno; nessuno “che dica parole umane”; solo idiozie inutili, pretestuose; fasulle. Qui parlano un dialetto che non conosco; che non voglio conoscere. Questa gente mi interesserebbe, se sapesse parlare; se parlasse una lingua comprensibile. Ma sono muti, rauchi, afasici. Non ci sono voci che io conosca.
Non mi sento italiano. Non sono italiano, come diceva Gaber. Io sono solamente in esilio. Non e' uno scherzo. Mi pesa vivere qui', in mezzo a questi deficienti di connazionali che stanno dalla parte dell'ulivo, senza vergognarsene! Mi pesa infinitamente vedere facce come Diliberto o Violante che parlano, con gente che li interroga, e che ascolta le idiozie immonde che gli escono da quelle teste infami; e ce ne sono tanti. Io,non c'entro. Non sono uno di loro. Non ne voglio sapere. Io sono di un'altra razza. Ci sono piu' bestie che persone, in giro. Guarda quella bestia schifosa di Prodi, il mortadella marcia che ride senza denti. Non sono nemmeno europeo. Odio l'europa. Spero che affoghi in un gran buco aperto da un terremoto di proporzioni planetarie, finalmente.
Vorrei solo capire. Capire perche' non vado a scavare pozzi d'acqua per quei mentecatti degli africani che muoiono di sete e di fame; e invece non mi muovo; sto qui a guardare i loro occhioni stupendi, i loro sguardi imploranti, quasi senza espressione umana, a volte; con un po’ di mosche che cercano anche loro acqua e cibo tra le fessure del viso. Perche' non riescono a darsi da fare, per mangiarsi un po' di biscotti col salame!.
Mi pare che la Zia Olga si chiedesse, ma cosa è mai quest’amore? Anch’io vorrei capire cos'e' l'amore. Che non ho ancora capito. Perche' bisogna toccarsi; prendersi la mano; perche' vedersi, sentirsi la voce, sentirsi presi dallo sguardo; comunicare con gli sguardi; anche di lontano; sentirsi le parole sulla pelle; l’animo che esce fuori e si riversa addosso all’altro; eppoi finire come fanno tutte le bestie del mondo, a trafficare sotto la coda, dove piovono gli escrementi. Non lo voglio questo orrore di esistenza. E' una porcata. Con una miriade di papi, preti, lama e altri infami personaggi che stravolgono le menti della gente, poveretta. Io non so se quella caduta giu' dalle scale che ho fatto a Poviglio e che pare mi abbia provocato l'episodio epilettico dello scorso febbraio, e che minaccia certamente altri episodi, influisca sul mio modo di pensare e di essere. Ma comincio a vedere la fine; non quella naturale; ma quella che ti prende quando ti butti giu' dal terrazzo, o ti spari nella testa. Autonomamente. La piccola Scelta. Fine della giostra degli imbecilli. Scendere di propria iniziativa. Finire. Riconoscere che sei solo come un cane perduto da una bambina distratta del quartiere accanto. Non parlo che con me stesso. Vivo solo altrove. e le due cose coesistono nella mia testa. come faccio ad essere qui, e vivere altrove? e sentire il tempo che mi scorre sotto i piedi, e non mi lascia leggere e scrivere e riflettere e amare quanto vorrei, quanto avrei bisogno, voglia, attesa, dopo solo 67 anni. Da impazzire, se vuoi, silenziosamente; salvo quando mia sorella mi chiede conto della mia vita. E ancora compio l'errore grossolano di raccontare, di tirar fuori, cosi' lei si preoccupa. Sono i guai della vita solitaria. Non credere che sia vero quello che ti ho detto. E' solo la fantasia che scappa di mano, come un fringuello improvvisamente posato sulla mano, che ritrova il suo elemento; la fantasia che rincorro per divertimento; come fosse la vita stessa. Per distrazione. Per ebbrezza d’aria fresca; di giovinezza che ti passa accanto, e ti guarda con sorpresa: chi sei, nemmeno ti chiede chi sei; forse lo chiede con gli occhi, ma tu non rispondi, perché non c’è più tempo.
Eppure, se solo potessi scatenare l'energia che mi sento dentro, mi arrampicherei sui lampadari, forse riuscirei a volare come fanno le ghiandaie, forse riuscirei a portare gioia alle persone, per semplice contatto, forse camminerei coi piedi in aria, o sui pattini a rotelle, senza calpestare un filo d'erba, come i bonzi dopo le piogge monsoniche. Forse riuscirei ad esistere. Forse a cantare. Forse a involarmi assieme a un falco Pellegrino che veleggia e veleggia senza mostrare mai dove va a parare, cosa cerca, dove nasconde i suoi desideri, il suo territorio rossastro attorno al verde del Colorado nel buio di un canyon profondo come un pensiero nella notte.
Adesso che prendo tutte le mattine a colazione una mezza dose di ramipril (Triatec), la pressione arteriosa sembra ferma su valori senza entusiasmi. Niente picchi, tutto è piatto. Il cuore si muove, si affatica meno, ha meno da lavorare, si è rifugiato in pensione. Sembra. Eppure sono ancora vivo. Mi assicurano che prendendo 750 mg di oxcarbazepina, il dio Tolep (sembra il nome di un dio egiziano, non trovi?), al giorno, quella nanoferita del lobo frontale sinistro, non si permetterà più di sbattermi a terra e farmi perdere la conoscenza dell’alba e del tramonto. Gli altri problemi cerebrali sembra – secondo l’ultima inchiesta – che derivino da alterazioni dorso-cervicali da postura scorretta prolungata. Sì, tutto il tempo che ho passato a produrre qualcosa. Eppure ogni tanto salivo sulla collina dove soffia il vento, fermavo l’auto davanti al cimitero, e mi dissetavo alla violenza fresca dell’aria, a braccia spalancate, a lungo, per prendermi in faccia tutta la vita che c’era dentro quel soffiare forte; e gli spinnaker si gonfiavano e mi sollevavano, e amavo ogni cosa cui pensavo, ogni volto; nessun pensiero nascosto; era tutto lì, nell’apertura americana dello spazio vuoto. Nessun pensiero usciva fuori da nulla; ero solo essere.
Ho cominciato una terapia di 20 minuti di massaggi dorso-cervicali, per 10 giorni. Forse mi gioveranno. Se mi portassero via il timore delle improvvise vertigini, sarebbe un gran beneficio.Ecco, ho trovato questo testo in un cassetto nascosto di un vecchio mobile dell’inizio del secolo venturo, e te lo mando così, senza impegno; non so chi l’abbia scritto, né masticato con l’anima. Non so nulla. Fra poco cadrà un po’ di neve. Poi se n’andrà a sciogliersi ai primi soli dell’anno che già si sta preparando a raggiungerci. Poi, se ancora avremo il vento in faccia a sostenerci, riprenderà la corsa per un nuovo ciclo di vita. Uno per volta, per favore. Senza fretta. Senza che passi troppo tempo. Senza troppo rumore. Ma che il vento squassi le foglie col loro verde denso e giovane. E chi non ci sta se ne vada. Non se lo merita.
Io comunque cercherò di rivedere le rondini. E reimparare a stare sospeso in aria. Ma solo sul mio territorio. Che non è qui. Anche se mi riesce doloroso, lasciare qui il babbo e la mamma e Margò. Forse rinuncerò a tutto. Questa era una postilla scritta in un frammento ingiallito del foglio ritrovato. Mai credere alle postille! Sono ripensamenti, rigurgiti d’anima; non pensieri forti, di quelli che ti àncorano il cappello sulla testa; e ti proteggono dalla neve e dal gelo; dalle improvvise paure del buio nel mezzo del giorno; dalla voglia di scappare tra i tronchi del bosco, e non farti più ritrovare. Mai credere alle postille.Se trovi fogli ingialliti in un vecchio cassetto segreto, non leggerli. Mettili in una bottiglia, e lanciala nel mare.
Ciao, Giò: non preoccuparti per me; noi siamo una forza nata nella pianura; non ci fregheranno a buon mercato.
Vency-e-tony