Brano tratto da
        "ARCIPELGO GULAG. 1918-1956.
          Saggio di inchiesta narrativa, I-II"
         di Aleksandr Solzenicyn,
         A. Mondadori Editore, Oscar Classici Moderni, 1995

           Cap. IV, pag.187-189

    Nella Germania Occidentale sono stati condannati fino al 1966 OTTANTASEIMILA criminali nazisti, e noi gongoliamo, non risparmiamo pagine di quotidiani e ore di radio, rimaniamo ai comizi dopo il lavoro e votiamo: NON BASTA! Neppure ottantaseimila bastano! e sono pochi i vent'anni di prescrizione, vanno prolungati!
  Da noi invece (secondo quanto afferma il Collegio militare del Tribunale supremo) sono state condannate circa DIECI PERSONE.
  Quello che succede di la' dall'Oder e dal Reno ci preoccupa. Ma quello che avviene dietro alle staccionate verdi,* nei dintorni di Mosca o di Soci, il fatto che gli assassini dei nostri mariti e dei nostri padri viaggiano per le nostre strade e noi ci scansiamo per lasciarli passare, questo no, non ci tocca, non ci preoccupa, e' un  "rivangare il passato".
  Intanto, se dovessimo calcolare il rapporto fra gli ottantaseimila della Germania Occidentale e il nostro paese, farebbe un QUARTO DI MILIONE!
  Ma anche in un quarto di secolo non abbiamo trovato nessuno, non uno di essi e' stato processato, abbiamo paura di riaprire le loro ferite. Come  simbolo di tutti costoro, in via Granovskij 3 vive Molotov,** contento di se' e ottuso; tuttora non si e' convinto di nulla, e' intriso del nostro sangue, e attraversa con fare dignitoso i marciapiedi per salire in una lunga e larga automobile.
E' un enigma che a noi contemporanei non e' dato risolvere: PERCHE' alla Germania e' lecito punire i suoi malvagi e alla Russia no? Quale funesta via percorreremo se non ci sara' dato purificarci dell'immondizia che marcisce nel nostro corpo? Che cosa potra' insegnare al mondo la Russia?
Nel corso dei processi celebrati in Germania si e' osservato qua' e la' un fenomeno stupefacente: l'imputato si prende la testa fra le mani, rinunzia alla difesa e non chiede piu' nulla al tribunale. Afferma che la serie dei suoi crimini, rievocata e dimostrata or ora davanti a lui, lo riempie di ribrezzo e gli toglie la voglia di vivere.
Ecco il massimo che un tribunale possa raggiungere: il vizio e' condannato al punto che ripugna allo stesso criminale.
Un paese che abbia condannato il vizio dal banco del giudice per ben ottantaseimila volte (e lo hanno condannato in modo irreversibile la sua letteratura e la sua gioventu'), se ne purifica di anno in anno, gradino dopo gradino.
E noi, cosa dobbiamo fare? Un giorno i nostri posteri definiranno bavose diverse nostre generazioni: dapprima ci siamo lasciati docilmente massacrare a milioni, poi abbiamo circondato di cure gli assassini nella loro agiata vecchiaia.
Che fare, se la grande tradizione del pentimento russo e', per loro, incomprensibile e ridicola? che fare, se la paura bestiale di sopportare anche solo una centesima parte di quanto hanno inflitto ad altri prende il sopravvento su ogni tendenza alla giustizia? Se si sono abbrancati avidamente al raccolto di beni cresciuto sul sangue dei martoriati?
Certamente coloro che hanno girato la manovella del tritacarne, mettiamo, nell'anno '37 non sono piu' giovani, hanno dai cinquanta agli ottanta anni, hanno vissuto l'eta' migliore fra agi, sazieta' e comodi, ed e' oramai troppo tardi per una nemesi EQUA, non potra' piu' colpirli.
Ebbene, facciamo pure i magnanimi, non li fucileremo, non li riempiremo d'acqua salata, non li cospargeremo di cimici, non li legheremo "a rondine", non li terremo in piedi senza sonno per una settimana, e nemmeno daremo loro calci con gli stivali, non li picchieremo con mazze di gomma, non stringeremo loro il cranio con cerchi di ferro, non li spingeremo come bagaglio in una cella perche' stiano l'uno sopra l'altro, nulla faremo loro di quanto hanno fatto a noi! Ma di fronte al nostro paese e ai nostri figli abbiamo il dovere di TROVARLI TUTTI E PROCESSARLI TUTTI! Processare non tanto loro quanto i loro delitti. Ottenere che ciascuno di essi dica almeno, ad alta voce:
<< Si', sono stato un boia e un assassino.>>
Se questo fosse pronunziato nel nostro paese SOLTANTO un quarto di milione di volte (per non essere da meno della Germania Occidentale), basterebbe forse?
Non e' possibile continuare a distinguere per decenni, nel secolo XX, l'efferatezza da processare dal "vecchio"  che non bisogna "rivangare".
Dobbiamo condannare pubblicamente L' IDEA stessa dello scempio compiuto da uomini sui loro simili. Tacendo sul vizio, ricacciandolo nel corpo perche' non si riaffacci, noi lo SEMINIAMO, e in futuro germinera' moltiplicandosi per mille. Non punendo, non biasimando neppure i malvagi, non ci limitiamo a proteggere la loro sterile vecchiaia, ma strappiamo da sotto alle nuove generazioni ogni fondamento di giustizia. Ecco perche' esse crescono "indifferenti", non e' colpa della "insufficiente educazione". I giovani imparano che un'azione ignobile non viene mai punita sulla terra, anzi porta sempre il benessere.
Non sara' accogliente un tale paese, fara' paura viverci.
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* Caratteristiche delle dacie dei pezzi grossi del partito.
** Molotov Vjaceslav (n. 1890): uno dei fondatori del giornale "Pravda"; stretto collaboratore di Stalin; dal 1926 membro del Politburo; ministro degli Esteri; estromesso nel 1957.
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        Il grassetto e' opera mia.