Appunti
# 22.
Le
Sette Grandi RELIGIONI
Taoismo,
Confucianesimo, Induismo, Buddismo,
Giudaismo,
Cristianesimo, Islamismo
Un
po' per sorridere; un po' sul serio, purtroppo.
TAOISMO.
La
madre di Laotse “rimase incinta per effetto
di un raggio di sole, e dopo 80 anni di gravidanza
[poveretta!],
partorì il figlio Laotse dall'ascella sinistra [non
aveva le idee chiare, la povera], sotto
un albero di susine”*. Era il V-VI secolo
a.c.; Laotse, il filosofo fondatore del taoismo, non ebbe quindi padre
umano. Crebbe un po’ sbandato; la madre che si occupava molto delle sue
galline; lui che guardava in aria e si perdeva a seguire le tracce bianche
e lunghe degli aerei che scivolavano in alto, lontanissimi, nel cielo silenzioso.
Durante
la bella stagione, passava molto tempo a godersi la frescura all’ombra
dei grandi alberi. Dicevano che i pensieri gli fluivano dalla mente come
fa’ l’acqua alla sorgente. E tutti, intorno, seduti per terra, si abbeveravano
della sua sapienza.Qualcuno soffiava dolcemente dentro un piffero. A sera,
quando cominciavano a spegnersi le luci del tramonto, c’era sempre un’amica
che si metteva a cucinare quaglie, e focaccia per tutti. Prima di andare
a dormire, Laotse, incrociate le gambe nella posizione del loto, cominciava
a raccontare favole. Le piu’ belle favole che si fossero mai sentite da
quelle parti. Di mattina, vagava per le strade solitarie che conducevano
ai quartieri alti, dove gli effluvi e i colori dei fiori affollavano i
giardini e scendevano fin sulla strada. Poi, faceva un salto ai mercatini
rionali, per parlare con la gente, della vita, del silenzio, della fatica,
della pazienza, dei figli; della morte. Laotse aveva anche una particolare
predilezione per i meloni. Gli accadeva spesso di aprirne uno e di
fermarsi a guardarne tutta la luce arancione che usciva allo scoperto;
l’aroma liberato che si spandeva come una promessa. Con un abile gesto
della mano tirava via i semi, e ci si buttava dentro, come fanno i bambini
con le grandi angurie rosse; ne usciva con il viso tutto impegolato; ma
appagato.
Un bel giorno, poteva avere trent’anni, schifato dalla situazione politico-morale
della Cina [l’avevano minacciato di metterlo a lavorare], sale sulla groppa
di un bufalo un po’ zoppo, e se ne scappa via per espatriare. Purtroppo,
lo beccano alla frontiera e insistono perché prima di andarsene
dica qualcosa di buono, come sapeva fare solo lui, sotto gli alberi. Laotse
cede alle insistenze dei doganieri, che non gli volevano timbrare il passaporto;
si fa prestare tutto l’occorrente e scrive un'opera di ben 5,000
ideogrammi. Eppoi giu' a rotta di collo,oltre la frontiera. Pare che qualcuno
l'abbia rincorso, dopo qualche tempo, per dirgli che aveva dimenticato
il berretto; ma nessuno riuscì’ piu’ a raggiungerlo; nessuno lo
vide mai piu'. Purtroppo lascio’ sulla panca anche quella montagna d’idiozia
spicciola che e’ il “Tao Teh-ching”, la base del taoismo, il ‘Libro della
via e della virtù’.
Profumo
della sapienza taoista: "Cio' che non esiste, permea ciò' che
non ha spazi intermedi."! Ma il "wu wei",
estrinsecazione del "tao" o “dao”, la "madre
- o il padre, a seconda degli autori -del
mondo"*, principio di tutte le cose [ma
mi raccomando, non nominatelo, altrimenti non si capisce piu' niente: "il
tao che puo' essere chiamato tao, non e' l'eterno tao; se il suo nome puo’
essere pronunciato, non e' il suo eterno nome."],
e' sorprendente, perché' e' il ‘non-agire’, il dolce far niente,
la beatitudine del lasciar scorrere il tempo, senza preoccuparsene minimamente:
meno si fa', meglio e'. La natura, plasmata dal principio cosmico che muove
tutte le cose - il tao - sostenuto dalla forza vitale - il teh - e affiancato
per maggior sicurezza dal principio maschile - yang - e da quello femminile
- yin -[piu’elementi si mettono in gioco, piu’ aumentano le probabilità’
di successo] puo’ risolvere tutti i problemi; basta lasciarla fare,
senza fare sforzi, senza avere scopi, morali o d’altro tipo.
Il
silenzio e l’estasi universale, devono occupare tutto lo spazio interiore.
Mani
in tasca, dunque. Guardare gli altri che si danno da fare; ma senza interferire,
senza intervenire. Anzi, se si puo’ appena, nemmeno stare a guardare. Potrebbe
venir voglia di lavorare. Pare che si siano subito iscritti al club diversi
romani e quasi tutti i messicani; i ‘verdi’ tutti in coro [dagli psico-zoppi
ai bio-coprofagi] e gli incurabili fannulloni in generale. ‘Bisogna
essere come il Grande Tutto, il quale e’ silenzio, quiete e perfetta indifferenza.’*
Questi
i principi della sapienza taoista.
In
realtà’, siccome la natura non mette proprio a posto di sua mano
tutte le cose del mondo, il taoismo ha subito cercato di supplire, diventando
un gran minestrone di precetti in gran parte d’origine sciamanica, farcito
di pratiche dietetiche, ginniche [salti mortali, soprattutto], sessuali,
magiche, esorcistiche, astrologiche, e meditative; insomma, di tutti,
ma proprio tutti i colori.Il tentativo dichiarato, era di superare la piu’
fastidiosa delle situazioni cui la natura da sola non pone rimedio: l’invecchiamento.
Pare
che non ci sia ancora riuscito nessun taoista osservante, in circa 2,500
anni, a conseguire l’immortalità’; ma basta aver fiducia! Infatti,
il tao e’ ancora il riferimento principe di un gran numero di fannulloni-pasticcioni.
Potenza del vuoto, della vaghezza, dell’irrazionale!
CONFUCIANESIMO.
Anche
Confucio, contemporaneo di Laotse [551<>479 a.C.], vede che le cose
in Cina non e' che vadano tanto bene [disgregazione morale e spirituale];
ma invece di andarsene per i fatti suoi, come Laotse, s'e' mescolato al
volgo per insegnargli il "li", ossia come ci si comporta civilmente,
come non ci si ficcano le dita nel naso e non si mettono le mani nel piatto.
Bisogna
tendere alla perfezione, ovviamente; e i modelli sono qui’ bell’e
pronti; gli uomini ‘perfetti’, i saggi, fanno gli imperatori [della Cina];
gli uomini ‘superiori’, i nobili, i dignitari, i grandi burocrati, vengono
subito dopo; piu’ in la’, la massa incolta, che deve lavorare sodo, per
raggiungere la perfezione, senza stravolgere l’ordine costituito, dove
domina la corrispondenza tra natura e morale. L’uomo comune puo’ diventare
un ‘uomo superiore’, certamente [tutti gli uomini sembra che nascano intellettualmente
dotati]; basta che si metta a studiare. Peccato che non abbia potuto studiare,
il cinese comune, negli ultimi duemila anni. I libri costavano troppo;
eppoi bisogna anche lavorare, per sopravvivere. Per altri versi, la dottrina
del confucianesimo precorre il galateo di Monsignor della Casa: con gli
altri, occorre rispetto, cortesia, tatto, decoro, autocontrollo. Mai tirar
madonne; e ogni tanto fare un po' di musica, che e' espressione d’armonia
e d’ordine. E soprattutto, non far mai sapere, quanto sia buono il cacio
con le pere.
C’e’
qualcosa della sapienza taoista, nella predicazione di Confucio:
‘lasciate le cose come stanno.. [con
un’aggiunta importante]…evviva il principio
gerarchico…evviva la tradizione ..e’ il passato, che conta, che ha fatto
tutti i giochi; voi dovete solo star buoni e calmi..’,
andava sbraitando per le strade polverose e affollate dei mercatini rionali;‘non
turbate l’ordine costituito: solo cosi’ sarete virtuosi..’,
suggeriva a quei tali che cosi’ potevano continuare a gioire nel ricevere
dolci pedate al posteriore [sembra emergere un po’ del bestia Machiavelli,
in queste predicazioni]. Insomma, anche Confucio, sarebbe stato un bel
verde, un gran bel green-peace supporter, un gran buon bio-coprofago DOC.
Infatti, andava dicendo: ‘Io tramando,
non creo’. Guai al progresso; guai a guardare
oltre il mercato della settimana scorsa; avanti con la testa nel sacco,
le mani in tasca, e l’idiozia al
potere!
BUDDISMO.
Siddharta
Gautama nasce sull'Himalaya nel 563 a.C. e lascia nel ~483 a.C. Secondo
la tradizione, il concepimento e' un po' miracoloso [come spesso accade
con questi 'illuminatissimi' che ogni tanto scendono dall'alto, talvolta
dall'altissimo, per venire ad insegnarci a stare al mondo], visto che Siddharta
sarebbe sceso dall'empireo in forma di elefante bianco, e penetrato cosi'
nel grembo verginale [anche lui!] della madre Maya [AIUUUTOOOOO!!! Si sentono
ancora 'gli urli di Maya' - che sembra il titolo di un libro
giallo]. Alla nascita, doveva essere bruttino, poiché’ aveva addosso
32 segnacci grossi e nientedimeno che 80 segni un po' piu' piccoli. Insomma,
nacque un po' deturpato. Ma la madre non lo butto' via; pazienza.
Diciamo
subito che quando gli han chiesto qualcosa sul Padreterno, lui ha evitato
di rispondere. O non era ben informato, o non gliene fregava proprio niente.
Fondamentalmente, tutti gli esseri viventi nascono, muoiono, e rinascono,
cambiando ogni volta le loro spoglie, da conigli a ranocchie, ad
alberi di fichi, mufloni, e via cosi' cantando, a seconda della loro condotta
nella vita immediatamente precedente. Questo rincorrersi di personaggi,
di vite, e' detto 'samsara', o legge della reincarnazione.
Che
poi non e' proprio una reincarnazione, nei fatti; ma qualcosa che gli assomiglia
molto.
Forse
nemmeno Buddha sapeva bene come andavano le cose [era sceso un po' in fretta,
e non aveva potuto esaminare bene tutta la documentazione - si sa', gli
elefanti, sono un po' lenti, ancorche' ancora non-nati]. Le spoglie che
si assumono ad ogni rinascita, dipendono da una rigorosa amministrazione
[non si conosce l'amministratore; forse era Brahma, che faceva un doppio
lavoro: il mattino per gli induisti, il pomeriggio per i buddisti] dei
comportamenti tenuti nella vita precedente. Uno bravo, puo' anche rinascere
come spirito [?], uomo o divinità'; ma anche animale o demone, se
non si e' comportato come si deve. Tale consequenzialità' e' il
cosiddetto 'karma', che e' la corrispondenza rigorosa tra la qualità'
etica della vita precedente, e l'organismo in cui si riprende a vivere.
Se pero' uno e' bravissimo, allora raggiunge il 'nirvana'. Si finisce il
ciclo delle reincarnazioni, e finalmente muori nudo e crudo, tutto quanto.
Stop. Ma secondo alcuni Buddha [ce ne sono sempre un buon numero in servizio
attivo] c'e' anche un vero e proprio paradiso ['sukhavati'] dove regna
la beatitudine, dove si puo' fumare e sbevazzare a piacere, dove viene
esaudito ogni desiderio; e si puo' anche suonare l'arpa tutto il giorno,
senza che nessuno ti dica niente.
Certo
che per arrivare alla beatitudine della liberazione dal samsara, bisogna
eliminare la nostra ignoranza, ossia rendersi conto, seppure con qualche
difficoltà' [!], che [qui sta' tutta la lucidità' della "illuminazione"
avuta dal Buddha - ma non sarà’ che fu aiutato, nell’illuminazione,
da qualche sapiente meccanico?]:
(1)
la vita non e' proprio tutta rose e fiori; (2) il desiderio di mangiar
bene, vivere sani, scopare, e non gradire molto che la faccenda non duri
abbastanza a lungo, sono un po' la causa della quotidiana sofferenza e
insoddisfazione; (3) e che se non ci piacesse proprio nulla, non ce ne
fregherebbe poi tanto di andare ai pifferi; ma quel che conta e' che: (4)
si puo' trovare un compromesso: e il come, ve lo dice subito Buddha il
bello, con gli Otto consigli puliti, puliti ["l'ottuplice sentiero"]: retta
visione [avere le idee chiare sul come saltarne fuori], retti propositi
[insomma, volerne davvero saltar fuori come si deve], retto parlare [essere
seri e non raccontar balle, ne’ pettegolezzi], retto agire [osservare i
cinque precetti: non uccidere, non rubare, non essere lussurioso, non mentire,
non drogarsi], retta professione [non fare il macellaio, il vinaio o il
tabaccaio; ne’ l'armaiolo, ne’ il magnaccia], retto sforzo [insomma, non
fare uscire le emorroidi], retta concentrazione [una volta deciso cosa
fare, farlo senza ripensamenti - qualcuno direbbe: palle ferme] , retta
meditazione [cercare di farsi piacere la sana professione dell'arpista].
Monaci
e monache devono osservare strettamente la totale povertà', non
debbono far del male a nessuno, e assolutamente astenersi dai rapporti
sessuali. I monaci che uccidono, rubano o fanno sesso, sono espulsi; quelli
che fanno il piercing o un po' di onanismo, sono richiamati dal superiore
e magari mandati a prendere un po' d'aria fuori dal monastero; ma poi sono
riaccettati; insomma se la cavano a buon mercato. I monaci, poverini, hanno
delle belle limitazioni supplementari: non mangiare fichi fuori stagione,
di serra, o del Cile, come facciamo noi; non andare in discoteca a far
festa e a ballare; non agghindarsi con collane di fiori, non mettersi addosso
profumi francesi, non farsi il mascara, non mettersi addosso gioielli;
non far uso di spezie; ma soprattutto, non dormire su letti comodi. Le
panche vanno benissimo.
E
anche i piu' devoti buddisti, quelli osservanti, insomma, dovrebberoseguire
queste regole, almeno l'8°, il 14° e il 15° giorno di ogni
mese. I monaci che sgarrano, devono subito confessarsi; c'e' un preciso
formulario da riempire! Per il resto, il buddismo predica la fratellanza
universale, senza distinzione di razza, di classe, di sesso, ecc. Aiutarsi,
donarsi, e' essenziale, nel buddismo. Tanto che Buddha stesso, per dare
l'esempio, in una vita precedente quella dell'illuminazione, essendo coniglio
[coniglio dev'essere peggio di elefante bianco, secondo il karma] e trovandosi
a passare dalle parti di un monaco che aveva davanti a se' un gran fuoco
e una gran fame, ma niente nel piatto, si butto' ratto sulle fascine ardenti
e si arrosti' bel bello tutto quanto, girandosi e rigirandosi, felice del
beneficio che stava per procurare al monaco, che poté' cosi’ dar
soddisfazione al proprio appetito. Cosi' si
fa'! Imparate, gente.
Nel
buddismo 'ortodosso', la meditazione e' il mezzo fondamentale per raggiungere
la 'illuminazione interiore'; si ottiene in quattro fasi: prima si ragiona
su qualcosa; poi si sospende l’attività' pensante; ci si guarda
attorno, solamente; poi ci si libera da ogni sentimento, emozione; fino
a che', mentalmente nudi, non si capisce piu' niente, non esistono piu'
ne’ l’interiorità' ne’ il mondo esterno; si raggiunge l’imperturbabilità'
santificante, altrimenti detta anche menefreghismo piu’ totale. E questa
sarebbe la perfezione piu' assoluta, totale.
Nel
buddismo Zen, si raggiunge lo stesso scopo stando ben fermi, immobili,
niente mani in tasca; seduti sui talloni o nella posizione del loto; non
dimenticarsi di respirare; non pensare a niente. Dopo un po' sei piu' fesso
di prima, ma hai capito quasi tutto, secondo ladottrina, “per intuizione”.
Nel
buddismo, e' importante ripetere certe invocazioni, l'alfabeto dall'a alla
zeta, piu' di una volta, e un po' di formule magiche [i famosi 'tantra'].
Eppoi, mai dimenticarsi i suoni che fanno vibrare il diaframma, e come
in una specie di sintonizzazione, mettono in contattocon l'inesistente,
l'immateriale, il metafisico; l’aria che sta dentro ai palloni aerostatici,
appunto. Il suono migliore, piu' efficace, e' l' "om", pronunciato
un poco con la bocca a mezza tromba; in modo da farlo ben risuonare tutto
intorno, come una eco. I buddisti della 'variante' tantrica, fanno un po’
le stesse cose, ma sono piu' felini: concludono la meditazione con un completo
atto sessuale.
I
buddisti tibetani ci tengono molto alla preghiera, invece. Ma per ottenere
risultati di rilievo senza troppa fatica, hanno inventato le 'ruote della
preghiera'. Tali ruote son fatte di 12 striscioline di carta, ognuna con
41 righe, e ogni riga e' costituita dalla formula onnivalente "om mani
padme hum" [che e' piena di significati esoterici, grande risonanza musicale,
oltre che di scarso contenuto, quasi nullo], ripetuta 60 volte. Poiché'
la ruota puo’ fare 120 giri su stessa ogni minuto, basta darle un
bel colpo, e la preghiera 'om mani padme hum' viene ripetuta automaticamente
12 x 41 x 60 x 120 = 3.542.400 volte sicure. Dunque in un minuto si puo'
davvero pregare molto.
Quanti
meriti che si acquistano, ragazzi! Nessun altro rituale religioso puo’
vantare simili vertici.
Un
perfezionamento technologico consiste nel disporre tali ruote sopra il
camino, in modo che senza muovere un dito, le ruote si mettono a girare,
mosse dall'aria calda che sale verso l’alto. E girano e girano, piu' piano,
ma girano tutto il tempo. Peccato che tutto questo affastellarsi di ‘om
mani padme hum’, non serva proprio a niente.
Qualche
anno fa', quei barbari dei maoisti cinesi sono andati li', perché'
volevano anche loro girare le ruote. Ma i tibetani volevano girarsele solo
loro, le loro ruote. E allora i cinesi le hanno prese, ne han fatto un
bel falò', e hanno cacciato via i tibetani.
INDUISMO.
Pare
che il fondatore dell'induismo, insieme di religioni indiane di cui ci
sono memorie a partire da circa 1.500 anni a.c., fosse tale Kapila, spesso
ritenuto incarnazione di divinità' quali Krsna, Visnu, e altre ancora.
I testi piu’ antichi sono i Veda, raccolte di inni sacri, che sfociano
piu' tardi nei trattati liturgici detti Brahmana, Aranyaka e Upanisad,
si rifanno ad una mitologia multiforme e complessa.
Le
divinità' sono tante, ce n'e' un po’ per tutti i gusti; ad esse
venivano originariamente rivolte preghiere, sacrifici animali, latte, miele
e altre leccornie da consumarsi assieme ai bramani, i sacerdoti locali.
Col passar del tempo, i ripensamenti sono molteplici e radicali: i sacrifici
divengono simbolici, si affermano orientamenti non privi di razionalità',
interessati al sociale e all'etica, indirizzi quasi monoteistici, pur pervasi
di aspetti mistici, ma che danno prevalenza all'acquisizione della sapienza,
all'interrogarsi sulla natura della vita e del mondo, piuttosto che alle
pratiche liturgiche. Insomma, la strada era promettente.
Le
principali divinità’ sono Brahma, Visnu e Siva, che formano la Trimurti,
una specie della Trinità' cristiana. A Visnu vengono piu' spesso
preferite le incarnazioni [avatara] in Krsna e Rama, divinità' piu'
a portata di mano. Si inneggiava, ad esempio, con toni poetico-erotici,
agli amori di quel birbante di Krsna con le leggiadre gopi [pastorelle].
Alla
dea Kali' si sacrificano ancor oggi, nelle campagne, pecore e capponi da
brodo.
La
preghiera e' basata su invocazioni ricorrenti di esicasmi [mantra], in
forma litanica o su appositi rosari fatti con semi di belle piante locali.Il
piu' gettonato e' naturalmente il fonema "om", tenuto in grande considerazione,
per gli echi puramente sonori, oltre che spirituali e filosofici che suscita
[ma a chi?]. Diffusissima e' anche la devozione adorazione dei santini,
immagini sacre opportunamente colorate e consacrate; cosi' come del linga,
simbolo fallico della divinità', e dell'uovo universale, il brahman,
nero come il buio piu’ nero.
Le
feste liturgiche, sono caratterizzate da un'esplosione di gioia esuberante.
Forse perché esuberanti sono anche le divinità' del pantheon
induista. Basti pensare a quel bel tomo di Brahma, che aveva preso per
seconda moglie, Sarasvati, che era sua figlia; accadde infatti che quando
il dio Brahma vide Sarasvati in estasi erotica, gli spuntarono cinque teste,
tutte d’un sol colpo; fu Siva, che gliene stacco' subito una, come punizione
per aver avuto un rapporto incestuoso con la propria figlia. E ciò’
malgrado Brahma fosse colui che aveva fatto la faticaccia di creare il
mondo, dopo che Visnu' aveva tanto insistito.
Visnu'
non e’ che fosse molto mansueto di suo. Un giorno, quando un ricco sovrano
del tempo, Hiranykasipu, si permise di esprimere dubbi sull'onnipotenza
di Visnu, questi subito si incarno' sotto forma di leone, e si sbrano'
vivo tutto il sovrano.
Brahma
sarebbe anche 'l' amministratore' della legge del karma. Ha otto mani [quando
e' arrabbiato, pare che riesca a somministrare otto sberle, tutte di seguito,
una dopo l'altra]; e di solito sta seduto su un'oca selvatica; alternativamente,
su un cigno. Sarasvati, su un pavone. Krsna, incarnazione di Visnu, era
sfuggito alla mattanza dei neonati maschi ordinata dal sovrano locale che
aveva saputo della nascita di un tipo pericoloso [ma il nostro Erode, le
sapeva queste cose?]; Krsna trascorre la giovinezza nella massima serenità’
e beatitudine, come pastore di vacche, giocherellando con le gopi, cui
si diverte a sottrarre le vesti mentre loro sguazzano nel fiume, per starle
a guardare, suonando il piffero, mentre saltellano indispettite sull'erba;
un occhio particolare alla bellissima Radha, la preferita. Siva, ha solo
quattro braccia, ma e' chiamato in 1008 modi. Pare che non abbia frequentato
dei buoni colleges e mancasse quindi di buona educazione. Un giorno infatti
un saggio molto rispettato, tale Bhrgu, andò' a trovarlo; Siva stava
amoreggiando con Parvati, ed era proprio lanciato; fece finta di niente;
e continuo' ad amoreggiare. Scandalizzato, il saggio lo condanno' ad assumere
per sempre la forma di 'linga', ossia di fallo. Non e' il massimo, per
un personaggio cosi’ importante. Infatti, l'induismo si configura una divinità'
suprema, creatrice del mondo, il brahman, l'assoluto, che puo' manifestarsi
come Brahma, Visnu oppure, appunto, Siva.
Anche
per l'induismo, l'uomo e' vittima del ciclo delle rinascite, il samsara
[insomma, si lamentano, e si lamentano, ma nessuno vuole andarsene definitivamente].
La rinascita avviene in una pianta, un animale, una persona, a seconda
della qualità' etica delle azioni compiute nella vita precedente,
per effetto della legge del karma, ossia relazione rigorosa tra comportamento
nella vita precedente, e essere in cui si rinasce; il karma determina quindi
anche la casta di appartenenza. Tra una rinascita e l'altra, l'anima sosta
in una condizione intermedia, un po' paradiso un poco inferno; come in
tutte le sale d'attesa. Una esistenza eticamente meritevole la si ottiene
seguendo le regole del dharma, al cui vertice ci sono gli imperativi della
carità', della pietà' e della non violenza. Bene. Lo riaffermerà’
dopo qualche millennio, anche Gandhi, perché’ qualcuno se l’era
dimenticato.
Dio
si incarna periodicamente, quando serve, per soccorrere gli uomini con
la sua sapienza.
Nei
templi, al mattino le statue delle divinità' sono destate con trilli
di campanello, lavate ben bene, sparse di unguenti profumati e vestite
con stoffe colorate [non so se le divinità' dormano nude, la notte].
Poi la prima colazione, a base di riso, orzo, latte e burro, offerte dai
fedeli [loro sono onnipotenti, le divinità’; ma non riescono nemmeno
a mungere una capra, e a farne caci per i poveri!]. I fedeli scendono in
adorazione delle divinità', dopo essersi ben purificati con abluzioni
abbondanti, girando loro attorno, e offrendo fiori. Naturalmente gran dovizia
di mantra [che non significano niente], come il piu' famoso di tutti, la
sillaba "om", di grande valore esoterico, e forse anche stupido. I fedeli
di Siva si tracciano sul viso dei segni, impiegando la cenere ottenuta
bruciando sterco di vacca [ma non sarà per mancanza di cosmetici?].
Temo che lo facciano ancor oggi, 3702 anni circa dall’inizio del tempo
storico.
ISLAM.
(in
preparazione)
EBRAISMO.
Periodo di massimo sviluppo dell'ebraismo: VII-VI secolo a.c. Voce di Dio:
"Io
sono colui che sono" [Esodo
3:14]; che potrebbe essere anche, secondo alcuni interpreti: 'Io sono quel
che fa essere'; oppure: 'Io sono quel che sono'. Anch'io, sono quel che
sono; scusate l'impertinenza! e voi, non siete quel che siete? Suvvia;
siamo onesti. Si chiama baraka o beraka, una formula usata in un buon numero
di occasioni: "Tu
sia lodato, Eterno, Dio nostro, re dell'universo."
Gli
ebrei maschi adulti debbono recitare quotidianamente, mattina e sera, questi
versetti tratti dal Deuteronomio [6, 4-9], e che costituiscono la Shema'
: "Ascolta Israele.
Egli e' il nostro Dio, Egli e' uno solo,...lo amerai dunque, il tuo Dio,
con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze."
[altrimenti come fa’ a sopravvivere, povero
deuccio!!!]
Di
mattina, debbono mettersi sulle spalle il tallit, uno straccetto rettangolare
di panno o di seta, preferibilmente bianco, con agli angoli dei fiocchetti,
gli zizit. Al braccio sinistro e sulla fronte debbono legarsi i tefillin,
filatteri costituiti da cubetti di cuoio contenenti piccoli rotolini di
pergamena con su scritti passi della Torah, la legge scritta [nel giudaismo,
opera principale dopo la bibbia].
Pare
che ogni mattino e ogni sera al calar del sole, l'ebreo stanziale [l'errante,
non lo so], debba recitare con opportuna cantilena la seguente filastrocca:
"Io
credo con ferma convinzione che il Creatore, lodato sia il suo nome, crei
e guidi ogni creatura e che gli soltanto sia l'artefice di tutto ciò'
che e' accaduto. che accade e che accadrà. Io credo con ferma convinzione
che il Creatore, lodato sia il suo nome, sia unico e che non ci sia alcuna
entità' simile a Lui sotto alcun aspetto e che egli solamente fu,
e' e sara' il nostro Dio. Io credo con ferma convinzione che il Creatore,
lodato sia il suo nome, dia prova di bontà a coloro che osservano
i suoi comandamenti e punisca coloro che trasgrediscono i suoi comandamenti.
Io credo con ferma convinzione alla venuta del messia e se egli anche indugia,
allora aspettero' con ansia il suo avvento. Io credo con ferma convinzione
che a suo tempo, quando sara' gradito al creatore, lodato sia il suo nome
e sublimi i suoi pensieri sempre e in eterno, i morti risorgeranno."
Ma
a che scopo, tutto questo sciorinare di stupidaggini?
La
dottrina talmudico-rabbinica, trasmessa oralmente, comprende 248 comandamenti
e 365 divieti, nei quali si trova un po' di tutto, dalle norme sulle abluzioni
che debbono precedere la preghiera e il pranzo, alle abluzioni cui debbono
sottoporsi le donne dopo il ciclo mestruale, alle carni che si possono
mangiare e alle norme della macellazione, all'amministrazione del sesso,
del matrimonio, degli schiavi, ecc. ecc. ecc.
Le
sinagoghe, luoghi di culto, sono orientate verso la spianata del tempio
di Gerusalemme; dentro c'e' una fontanella per le immancabili abluzioni;
una Torah ben custodita; candelieri a sette bracci [menorah], un pulpito,
e poco altro, credo.
Il
sabato e' dedicato obbligatoriamente al riposo assoluto, anche in memoria
di quanto testimoniato [?!] nella Genesi [2:2 e segg.] che il padreterno
dopo aver creato l'universo, si riposo' dalla fatica immane: ed era sabato,
il settimo giorno. Quindi di sabato non si lavora. Si festeggia. Si comincia
il venerdi' sera, 45 minuti prima che la sirena segnali l'inizio della
notte. Si accendono le luci, si benedicono le candele; si benedicono il
pane e il vino [questo rito, Maometto, se l'e' dimenticato]. Il sabato
si prendono tre pasti abbondanti, piu' abbondanti che nei giorni feriali;
ma ovviamente, preparati il venerdi, quando era ancora possibile darsi
da fare. E' assolutamente vietato mescolare le carni [di bovini e pollame;
niente carne di maiale, ne' gamberi] e i latticini; tra l'assunzione di
carne e quella di latticini, dev'esserci un intervallo di almeno 5 ore;
solo due ore se dai latticini si passa alle carni [volete sapere perché'?
non chiedetelo a me].
Benedizioni
finali concludono i riti del week end.
Da
non trascurare il fatto che non si possono intraprendere passeggiate [Esodo
16: 29], nemmeno se c'e' bel tempo, di sabato: al massimo, si puo' percorrere
un solo kilometro. O si fa' peccato mortale [Numeri 15: 32]; qui mica si
scherza.
Altro
Comandamento fondamentale per il Giudaismo e' la circoncisione; eseguita
all'ottavo giorno di vita; se ne approfitta per attribuire un nome al piccolo
convenuto, giustamente strillante, immagino. L'enciclopedia Hoepli dice,
alla voce circoncisione: ".. consiste
nell'escissione del prepuzio... E' connessa con pratiche di magia totemica
per l'iniziazione del giovane nella comunita' maschile . . .Viene praticata
tuttora fra le genti semitiche occidentali e certe popolazioni di civilta'
arretrata [Africa, Polinesia]. Ebbe grande importanza fra gli Egiziani
e il popolo di Israele, dove venne estesa a tutta la collettivita'....fu
praticata anche su Gesu'..".
Amen.
CRISTIANESIMO.
Anche qui, c'e' il fatto iniziale del concepimento strano, come per Laotse
e Buddha [entrambi, come si e' visto, sono vissuti grossomodo 500 anni
prima]. Giuseppe e Maria erano fidanzati e vivevano a Nazaret [un villaggio
immaginario, che non esisteva a quel tempo]. Un bel giorno si fa
avanti il solito arcangelo Gabriele ad annunciare a Maria che lo Spirito
Santo [divinita' compresa poi nella trimurti cristiana] sarebbe venuto
giu' un momento su di lei, e da questa discesa sarebbe nato un piccolo
da chiamare Gesu', che avrebbe fatto un sacco di cose di rilievo, e alla
fine salvato anche il mondo intero, da non si sa bene quale immane catastrofe
[forse un asteroide?]. Giuseppe, non so come la prese; ma se si considera
che, stando alle voci che corrono, non abbandono' Maria e anzi l'accompagno'
fino a Betlemme, dove nacque l'atteso, vuol dire che era un tipo abbastanza
accomodante. Una brava persona, insomma. D'altra parte, chi se la sarebbe
presa a male, saputo che qualcun altro gli aveva messo in cinta la moglie,
senza nemmeno dirgli bau? Magari avrebbe pensato che quest'altro non era
stato poi tanto delicato, comprensivo. Ma nient'altro; non vi pare?! Il
minimo che poteva fare, Giuseppe, era proprio di non pagarle l'albergo,
a Betlemme; con la
scusa
- lui si' era delicato - che c'era la fiera, anzi il censimento, e tutti
gli alberghi erano esauriti. Cosi' si accomodarono in una stalla, lungo
la strada. Naturalmente si fece un po' di folla attorno, come capita in
questi casi. E ci fu chi si mise gentilmente a far meraviglie: ma come
e' bello, ma come e' buono, diventera' sicuramente qualcuno!
Erano
gli anni di governo di re Erode; brutto ceffo, con baffi e barba nerissimi;
un Marx antelitteram; pare si fosse nel 7 - 4 avanti Cristo [ma non significa,
come potrebbe sembrare, che Gesù' e' nato 4-7 anni prima di nascere;
no', a tanto non ci hanno pensato; sono solo deboli incertezze di calendario].
Certi Magi, mezzi astronomi e mezzi astrologi, com'era di moda allora,
che avevano visto nel cielo una stella cometa e s'erano messi su cammello
dal lontano oriente per seguirne il percorso, arrivarono a Betlemme che
ormai la cometa non c'era piu', poverini. Purtroppo, ad Erode che gli chiedeva
come mai avevan fatto tanta strada per correr dietro una cometa, i Magi
dissero che avevan voluto seguire la cometa, perché' secondo i loro
calcoli astrologici avrebbe dovuto condurli alla culla di un Re, un grande
Re, il piu' grande Re dei Giudei. Erode, un po’ infastidito dalla possibilita'
di trovarsi davanti un signor concorrente, decide su due piedi: <Ammazzate
tutti i neonati>. E cosi' fu fatto'. Erode si mise il cuore in pace; e
riprese a gozzovigliare come un porco. Ma Giuseppe, avvertito via e-mail,
scappo' appena in tempo, ricoverando in Egitto, col piccolino e la Madonna
in groppa all’asino. Nei suoi primi vent'anni, Gesu' ha un buon amico in
Giovanni il battista, figliolo di Elisabetta, una cara amica di Maria.
In quel tempo c'era una grande eccitazione, suscitata dall'attesa di un
personaggio straordinario, che doveva saltar fuori da qualche parte; un
messia, forse un messia-re addirittura. Era il gruppo giudaico di Qumran,
soprattutto, che coltivava questa eccitazione sotto la pelle. Giovanni,
voleva essere presente, e s'immerse nella faccenda. Disse di esser stato
raggiunto dalla parola di Dio, che nel deserto gli dava delle dritte: il
giudizio di Dio era imminente, bisognava battezzarsi in fretta e furia,
confessare forte i propri peccati, pentirsi, dividere tutto con i poveri,
sia il pane che il salame, e pure i vestiti [e la casa, e il negozio? non
lo so]. Insomma, Giovanni predicava la fratellanza universale. Gesu' ando'
anche lui a farsi battezzare, non si sa mai. Ma visto che Giovanni, in
fondo, non era troppo convincente, penso' [come capita spesso tra 'amici']:
“vuoi vedere che io sono piu' bravo di lui?” Si mise una colomba sulla
testa e disse di aver sentito la voce di Dio che gli diceva, proprio come
quando si consacravano i re d'Israele: << Mio figlio tu sei>>; secondo
altri :"Tu sei il figlio mio prediletto. In
te mi sono compiaciuto". La gente fece largo
attorno. Questo fa sul serio, comincio' a mormorare. E da quel momento
Gesu' pianto' in asso Giovanni. Anche Gesu', come gia' aveva fatto Buddha,
si ritiro' in un posto poco frequentato, nel deserto, e comincio' a pensare
e ripensare, senza mai mangiare, per 40 di' e 40 notti. Possono venire
le idee piu' balorde, a fare quelle cose li'. Bisogna stare attenti. Infatti,
pare che Gesu' proprio in quell'occasione abbia subito gli attacchi di
quel porco di Satana, che voleva mettergli in testa le idee piu' bislacche.
Ma Gesu' tenne duro. Anzi, dopo aver ben valutato i pro e i contro, torno'
a casa, ben risoluto. Quando seppe poi che Giovanni l'avevan tolto di mezzo,
mettendolo in galera, allora si decise a far sul serio. Prese con se un
po' di ragazzi e ragazze del paese [come era d'uso fare tra i rabbini ebrei],
e comincio' a far seminari e conferenze dappertutto, spiegando nelle sinagoghe
e dovunque capitasse, cos'erano le Sacre Scritture, in lungo e in largo,
e quanto fossero veritiere e che lui sapeva tutta la verita' su tutto.
Poiche' il suo gruppo non aveva ancora troppi mezzi, andavano in giro soprattutto
nei dintorni dei paesi da cui provenivano i discepoli, Cafarnao, e la regione
del lago di Genezaret. Probabilmente, per potersi rifocillare a buon mercato,
a spese degli amici dei suoi amici. Dormire poco importa; era bel tempo,
e potevano benissimo dormire all'aperto; magari sotto quei bei fichi dalle
larghe foglie, che crescevano a ridosso dei muri di cinta e degli ovili.
Pare che andasse dicendo "Il
tempo e' compiuto [come diceva anche Giovanni,
quindi poteva proprio essere vero!] e
vicino e' il regno di Dio. Cambiate la vostra mente e credete al Vangelo",
Marco
1:15 [E' un po' strano che parlasse del Vangelo, che e’ stato scritto piu’
di cent’anni dopo; ma pazienza; ci sono tante cose strane, che non bisogna
stare a cercare il pelo nell'uovo, altrimenti non si va piu' avanti.] Non
si capisce nemmeno come bisognasse essere terrorizzati dal fatto che tutto
stava per finire e per essere sostituito con l'avvento di Dio, quando invece
questa nuova situazione doveva essere tutto il contrario del regno di belzebub
[un mondo dominato dalla sofferenza, dalla malattia e dalla morte] ed essere
dunque tutta latte e miele e biscottini dolci. Infatti, si trattava di
una lieta novella [dal greco: eu-angelion], quella che andava propagandando.
Anzi, il discorso della montagna e' preso ad esempio universale di buona
novella :"Beati
i poveri di spirito, perché' di essi e' il regno dei cieli. Beati
gli afflitti....beati i miti...beati quelli che hanno fame e sete..
.beati i misericordiosi... beati i puri di cuore...beati i pacificatori...
beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia..."
[Quindi Berlusconi puo' stare tranquillo; un posto in paradiso non glielo
cava nessuno]. Tutta una meraviglia, dunque. Ma allora, perché'
si doveva seminare il panico? Era una buona novella, perché annunciava
l'arrivo del regno di Dio, quello buono, bravo e santo, e misericordioso;
dunque, perché' prendersela tanto? Ma il trucco c'e' anche qua':
il passaggio al regno di Dio non e' automatico. Qui continua a fare il
bello e il cattivo tempo Belzebub. Ma se seguite il discorso della montagna,
se "Tutto quanto desiderate che gli uomini
facciano a voi, lo farete voi pure a loro.",
se vi dichiarate figli di Dio, suoi sudditi volontari, se starete tutto
il tempo a far cerimonie in suo onore e devozioni, Dio quanto sei grande,
Dio quanto sei bello, dio quanto sei buono, ecc. ecc.**
allora, siccome c'e' qualcuno che prende nota di tutto, dopo che sarete
morti [mica subito, no; e' una questione di organizzazione!] sarete ricompensati
se sarete stati bravi - e via a suonare l'arpa sulle nuvole, ch' e' tanto
bello - o maledetti eternamente, se avrete preferito Belzebub. Poi, molto
piu' in la', alla fine del tempo, chi ci sara' ancora potra' risuscitare
anima e corpo [ma non si sa bene a che fare; perche’ il mondo sara’ gia’
finito].
Le
idee di Gesu' parvero un po' troppo di sinistra, ai contemporanei. Se da
un lato piacquero molto ai poveri diavoli, non altrettanto ai potenti del
luogo. Romani inclusi. Pensarono di far bene a metterlo in galera; cosa
di pochi giorni, dissero; infatti lo processarono in fretta, e anche un
po’ sommariamente. Lui confesso' di predicare quello che predicava, non
quello di cui lo accusavano; nemmeno la tortura, lo convinse; continuava
a sostenere che lui non faceva male a nessuno.
Ma
non c'e' peggior sordo di chi non vuol sentire. E cosi’ gli fecero la pelle;
sulla croce, all'uso romano. Di venerdi' sera, poco prima di pasqua. _____________________
Friday,
February 22, 2002
*Da
'Enciclopedia delle Religioni', Garzanti, 2000.
**<<
Che bisogno ha, Dio, dell'anima di un facchino che e' sempre ubriaco di
gin fin dalle dieci del mattino?>> [HUME, 1711-1776 ]
|