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Le Sette Grandi RELIGIONI
Taoismo, Confucianesimo, Induismo, Buddismo, 
Giudaismo, Cristianesimo, Islamismo
Un po' per sorridere; un po' sul serio, purtroppo.
 

 TAOISMO. La madre di Laotse “rimase incinta per effetto di un raggio di sole, e dopo 80 anni di gravidanza [poveretta!], partorì il figlio Laotse dall'ascella sinistra [non aveva le idee chiare, la povera], sotto un albero di susine”*. Era il V-VI secolo a.c.; Laotse, il filosofo fondatore del taoismo, non ebbe quindi padre umano. Crebbe un po’ sbandato; la madre che si occupava molto delle sue galline; lui che guardava in aria e si perdeva a seguire le tracce bianche e lunghe degli aerei che scivolavano in alto, lontanissimi, nel cielo silenzioso.
Durante la bella stagione, passava molto tempo a godersi la frescura all’ombra dei grandi alberi. Dicevano che i pensieri gli fluivano dalla mente come fa’ l’acqua alla sorgente. E tutti, intorno, seduti per terra, si abbeveravano della sua sapienza.Qualcuno soffiava dolcemente dentro un piffero. A sera, quando cominciavano a spegnersi le luci del tramonto, c’era sempre un’amica che si metteva a cucinare quaglie, e focaccia per tutti. Prima di andare a dormire, Laotse, incrociate le gambe nella posizione del loto, cominciava a raccontare favole. Le piu’ belle favole che si fossero mai sentite da quelle parti. Di mattina, vagava per le strade solitarie che conducevano ai quartieri alti, dove gli effluvi e i colori dei fiori affollavano i giardini e scendevano fin sulla strada. Poi, faceva un salto ai mercatini rionali, per parlare con la gente, della vita, del silenzio, della fatica, della pazienza, dei figli; della morte. Laotse aveva anche una particolare predilezione per i  meloni. Gli accadeva spesso di aprirne uno e di fermarsi a guardarne tutta la luce arancione che usciva allo scoperto; l’aroma liberato che si spandeva come una promessa. Con un abile gesto della mano tirava via i semi, e ci si buttava dentro, come fanno i bambini con le grandi angurie rosse; ne usciva con il viso tutto impegolato; ma
appagato. Un bel giorno, poteva avere trent’anni, schifato dalla situazione politico-morale della Cina [l’avevano minacciato di metterlo a lavorare], sale sulla groppa di un bufalo un po’ zoppo, e se ne scappa via per espatriare. Purtroppo, lo beccano alla frontiera e insistono perché prima di andarsene dica qualcosa di buono, come sapeva fare solo lui, sotto gli alberi. Laotse cede alle insistenze dei doganieri, che non gli volevano timbrare il passaporto; si fa prestare tutto l’occorrente e  scrive un'opera di ben 5,000 ideogrammi. Eppoi giu' a rotta di collo,oltre la frontiera. Pare che qualcuno l'abbia rincorso, dopo qualche tempo, per dirgli che aveva dimenticato il berretto; ma nessuno riuscì’ piu’ a raggiungerlo; nessuno lo vide mai piu'. Purtroppo lascio’ sulla panca anche quella montagna d’idiozia spicciola che e’ il “Tao Teh-ching”, la base del taoismo, il ‘Libro della via e della virtù’.
Profumo della sapienza taoista: "Cio' che non esiste, permea ciò' che non ha spazi intermedi."! Ma il "wu wei", estrinsecazione del "tao" o “dao”, la "madre - o il padre, a seconda degli autori -del mondo"*, principio di tutte le cose [ma mi raccomando, non nominatelo, altrimenti non si capisce piu' niente: "il tao che puo' essere chiamato tao, non e' l'eterno tao; se il suo nome puo’ essere pronunciato, non e' il suo eterno nome."], e' sorprendente, perché' e' il ‘non-agire’, il dolce far niente, la beatitudine del lasciar scorrere il tempo, senza preoccuparsene minimamente: meno si fa', meglio e'. La natura, plasmata dal principio cosmico che muove tutte le cose - il tao - sostenuto dalla forza vitale - il teh - e affiancato per maggior sicurezza dal principio maschile - yang - e da quello femminile - yin -[piu’elementi si mettono in gioco, piu’ aumentano le probabilità’ di successo] puo’  risolvere tutti i problemi; basta lasciarla fare, senza fare sforzi, senza avere scopi, morali o d’altro tipo.
Il silenzio e l’estasi universale, devono occupare tutto lo spazio interiore.
Mani in tasca, dunque. Guardare gli altri che si danno da fare; ma senza interferire, senza intervenire. Anzi, se si puo’ appena, nemmeno stare a guardare. Potrebbe venir voglia di lavorare. Pare che si siano subito iscritti al club diversi romani e quasi tutti i messicani; i ‘verdi’ tutti in coro [dagli psico-zoppi ai bio-coprofagi] e gli incurabili fannulloni in generale. Bisogna essere come il Grande Tutto, il quale e’ silenzio, quiete e perfetta indifferenza.’*
Questi i principi della sapienza taoista.
In realtà’, siccome la natura non mette proprio a posto di sua mano tutte le cose del mondo, il taoismo ha subito cercato di supplire, diventando un gran minestrone di precetti in gran parte d’origine sciamanica, farcito di pratiche dietetiche, ginniche [salti mortali, soprattutto], sessuali, magiche, esorcistiche, astrologiche, e meditative;  insomma, di tutti, ma proprio tutti i colori.Il tentativo dichiarato, era di superare la piu’ fastidiosa delle situazioni cui la natura da sola non pone rimedio: l’invecchiamento.
Pare che non ci sia ancora riuscito nessun taoista osservante, in circa 2,500 anni, a conseguire l’immortalità’; ma basta aver fiducia! Infatti, il tao e’ ancora il riferimento principe di un gran numero di fannulloni-pasticcioni. Potenza del vuoto, della vaghezza, dell’irrazionale!

CONFUCIANESIMO. Anche Confucio, contemporaneo di Laotse [551<>479 a.C.], vede che le cose in Cina non e' che vadano tanto bene [disgregazione morale e spirituale]; ma invece di andarsene per i fatti suoi, come Laotse, s'e' mescolato al volgo per insegnargli il  "li", ossia come ci si comporta civilmente, come non ci si ficcano le dita nel naso e non si mettono le mani nel piatto.
Bisogna tendere alla perfezione, ovviamente; e i modelli sono qui’  bell’e pronti; gli uomini ‘perfetti’, i saggi, fanno gli imperatori [della Cina]; gli uomini ‘superiori’, i nobili, i dignitari, i grandi burocrati, vengono subito dopo; piu’ in la’, la massa incolta, che deve lavorare sodo, per raggiungere la perfezione, senza stravolgere l’ordine costituito, dove domina la corrispondenza tra natura e morale. L’uomo comune puo’ diventare un ‘uomo superiore’, certamente [tutti gli uomini sembra che nascano intellettualmente dotati]; basta che si metta a studiare. Peccato che non abbia potuto studiare, il cinese comune, negli ultimi duemila anni. I libri costavano troppo; eppoi bisogna anche lavorare, per sopravvivere. Per altri versi, la dottrina del confucianesimo precorre il galateo di Monsignor della Casa: con gli altri, occorre rispetto, cortesia, tatto, decoro, autocontrollo. Mai tirar madonne; e ogni tanto fare un po' di musica, che e' espressione d’armonia e d’ordine. E soprattutto, non far mai sapere, quanto sia buono il cacio con le pere.
C’e’ qualcosa della sapienza taoista, nella predicazione di Confucio:lasciate le cose come stanno.. [con un’aggiunta importante]evviva il principio gerarchico…evviva la tradizione ..e’ il passato, che conta, che ha fatto tutti i giochi; voi dovete solo star buoni e calmi..’, andava sbraitando per le strade polverose e affollate dei mercatini rionali;‘non turbate l’ordine costituito: solo cosi’ sarete virtuosi..’, suggeriva a quei tali che cosi’ potevano continuare a gioire nel ricevere dolci pedate al posteriore [sembra emergere un po’ del bestia Machiavelli, in queste predicazioni]. Insomma, anche Confucio, sarebbe stato un bel verde, un gran bel green-peace supporter, un gran buon bio-coprofago DOC. Infatti, andava dicendo: Io tramando, non creo’. Guai al progresso; guai a guardare oltre il mercato della settimana scorsa; avanti con la testa nel sacco, le mani in tasca, e l’idiozia al
potere!

BUDDISMO. Siddharta Gautama nasce sull'Himalaya nel 563 a.C. e lascia nel ~483 a.C. Secondo la tradizione, il concepimento e' un po' miracoloso [come spesso accade con questi 'illuminatissimi' che ogni  tanto scendono dall'alto, talvolta dall'altissimo, per venire ad insegnarci a stare al mondo], visto che Siddharta sarebbe sceso dall'empireo in forma di elefante bianco, e penetrato cosi' nel grembo verginale [anche lui!] della madre Maya [AIUUUTOOOOO!!! Si sentono ancora 'gli urli di Maya' - che sembra il titolo di un libro giallo]. Alla nascita, doveva essere bruttino, poiché’ aveva addosso 32 segnacci grossi e nientedimeno che 80 segni un po' piu' piccoli. Insomma, nacque un po' deturpato. Ma la madre non lo butto' via; pazienza.
Diciamo subito che quando gli han chiesto qualcosa sul Padreterno, lui ha evitato di rispondere. O non era ben informato, o non gliene fregava proprio niente. Fondamentalmente, tutti gli esseri viventi nascono, muoiono, e rinascono, cambiando ogni volta le loro spoglie, da conigli a ranocchie,  ad alberi di fichi, mufloni, e via cosi' cantando, a seconda della loro condotta nella vita immediatamente precedente. Questo rincorrersi di personaggi, di vite, e' detto 'samsara', o legge della reincarnazione.
Che poi non e' proprio una reincarnazione, nei fatti; ma qualcosa che gli assomiglia molto.
Forse nemmeno Buddha sapeva bene come andavano le cose [era sceso un po' in fretta, e non aveva potuto esaminare bene tutta la documentazione - si sa', gli elefanti, sono un po' lenti, ancorche' ancora non-nati]. Le spoglie che si assumono ad ogni rinascita, dipendono da una rigorosa amministrazione [non si conosce l'amministratore; forse era Brahma, che faceva un doppio lavoro: il mattino per gli induisti, il pomeriggio per i buddisti] dei comportamenti tenuti nella vita precedente. Uno bravo, puo' anche rinascere come spirito [?], uomo o divinità'; ma anche animale o demone, se non si e' comportato come si deve. Tale consequenzialità' e' il cosiddetto 'karma', che e' la corrispondenza rigorosa tra la qualità' etica della vita precedente, e l'organismo in cui si riprende a vivere. Se pero' uno e' bravissimo, allora raggiunge il 'nirvana'. Si finisce il ciclo delle reincarnazioni, e finalmente muori nudo e crudo, tutto quanto. Stop. Ma secondo alcuni Buddha [ce ne sono sempre un buon numero in servizio attivo] c'e' anche un vero e proprio paradiso ['sukhavati'] dove regna la beatitudine, dove si puo' fumare e sbevazzare a piacere, dove viene esaudito ogni desiderio; e si puo' anche suonare l'arpa tutto il giorno, senza che nessuno ti dica niente.
Certo che per arrivare alla beatitudine della liberazione dal samsara, bisogna eliminare la nostra ignoranza, ossia rendersi conto, seppure con qualche difficoltà' [!], che [qui sta' tutta la lucidità' della "illuminazione" avuta dal Buddha - ma non sarà’ che fu aiutato, nell’illuminazione, da qualche sapiente meccanico?]:
(1) la vita non e' proprio tutta rose e fiori; (2) il desiderio di mangiar bene, vivere sani, scopare, e non gradire molto che la faccenda non duri abbastanza a lungo, sono un po' la causa della quotidiana sofferenza e insoddisfazione; (3) e che se non ci piacesse proprio nulla, non ce ne fregherebbe poi tanto di andare ai pifferi; ma quel che conta e' che: (4) si puo' trovare un compromesso: e il come, ve lo dice subito Buddha il bello, con gli Otto consigli puliti, puliti ["l'ottuplice sentiero"]: retta visione [avere le idee chiare sul come saltarne fuori], retti propositi [insomma, volerne davvero saltar fuori come si deve], retto parlare [essere seri e non raccontar balle, ne’ pettegolezzi], retto agire [osservare i cinque precetti: non uccidere, non rubare, non essere lussurioso, non mentire, non drogarsi], retta professione [non fare il macellaio, il vinaio o il tabaccaio; ne’ l'armaiolo, ne’ il magnaccia], retto sforzo [insomma, non fare uscire le emorroidi], retta concentrazione [una volta deciso cosa fare, farlo senza ripensamenti - qualcuno direbbe: palle ferme] , retta meditazione [cercare di farsi piacere la sana professione dell'arpista].
Monaci e monache devono osservare strettamente la totale povertà', non debbono far del male a nessuno, e assolutamente astenersi dai rapporti sessuali. I monaci che uccidono, rubano o fanno sesso, sono espulsi; quelli che fanno il piercing o un po' di onanismo, sono richiamati dal superiore e magari mandati a prendere un po' d'aria fuori dal monastero; ma poi sono riaccettati; insomma se la cavano a buon mercato. I monaci, poverini, hanno delle belle limitazioni supplementari: non mangiare fichi fuori stagione, di serra, o del Cile, come facciamo noi; non andare in discoteca a far festa e a ballare; non agghindarsi con collane di fiori, non mettersi addosso profumi francesi, non farsi il mascara, non mettersi addosso gioielli; non far uso di spezie; ma soprattutto, non dormire su letti comodi. Le panche vanno benissimo.
E anche i piu' devoti buddisti, quelli osservanti, insomma, dovrebberoseguire queste regole, almeno l'8°, il 14° e il 15° giorno di ogni mese. I monaci che sgarrano, devono subito confessarsi; c'e' un preciso formulario da riempire! Per il resto, il buddismo predica la fratellanza universale, senza distinzione di razza, di classe, di sesso, ecc. Aiutarsi, donarsi, e' essenziale, nel buddismo. Tanto che Buddha stesso, per dare l'esempio, in una vita precedente quella dell'illuminazione, essendo coniglio [coniglio dev'essere peggio di elefante bianco, secondo il karma] e trovandosi a passare dalle parti di un monaco che aveva davanti a se' un gran fuoco e una gran fame, ma niente nel piatto, si butto' ratto sulle fascine ardenti e si arrosti' bel bello tutto quanto, girandosi e rigirandosi, felice del beneficio che stava per procurare al monaco, che poté' cosi’ dar soddisfazione al proprio appetito. Cosi' si fa'! Imparate, gente.
Nel buddismo 'ortodosso', la meditazione e' il mezzo fondamentale per raggiungere la 'illuminazione interiore'; si ottiene in quattro fasi: prima si ragiona su qualcosa; poi si sospende l’attività' pensante; ci si guarda attorno, solamente; poi ci si libera da ogni sentimento, emozione; fino a che', mentalmente nudi, non si capisce piu' niente, non esistono piu' ne’ l’interiorità' ne’ il mondo esterno; si raggiunge l’imperturbabilità' santificante, altrimenti detta anche menefreghismo piu’ totale. E questa sarebbe la perfezione piu' assoluta, totale.
Nel buddismo Zen, si raggiunge lo stesso scopo stando ben fermi, immobili, niente mani in tasca; seduti sui talloni o nella posizione del loto; non dimenticarsi di respirare; non pensare a niente. Dopo un po' sei piu' fesso di prima, ma hai capito quasi tutto, secondo ladottrina, “per intuizione”.
Nel buddismo, e' importante ripetere certe invocazioni, l'alfabeto dall'a alla zeta, piu' di una volta, e un po' di formule magiche [i famosi 'tantra']. Eppoi, mai dimenticarsi i suoni che fanno vibrare il diaframma, e come in una specie di sintonizzazione, mettono in contattocon l'inesistente, l'immateriale, il metafisico; l’aria che sta dentro ai palloni aerostatici, appunto. Il suono migliore, piu' efficace, e'  l' "om", pronunciato un poco con la bocca a mezza tromba; in modo da farlo ben risuonare tutto intorno, come una eco. I buddisti della 'variante' tantrica, fanno un po’ le stesse cose, ma sono piu' felini: concludono la meditazione con un completo atto sessuale.
I buddisti tibetani ci tengono molto alla preghiera, invece. Ma per ottenere risultati di rilievo senza troppa fatica, hanno inventato le 'ruote della preghiera'. Tali ruote son fatte di 12 striscioline di carta, ognuna con 41 righe, e ogni riga e' costituita dalla formula onnivalente "om mani padme hum" [che e' piena di significati esoterici, grande risonanza musicale, oltre che di scarso contenuto, quasi nullo], ripetuta 60 volte. Poiché' la ruota puo’ fare 120 giri su stessa ogni  minuto, basta darle un bel colpo, e la preghiera 'om mani padme hum' viene ripetuta automaticamente 12 x 41 x 60 x 120 = 3.542.400 volte sicure. Dunque in un minuto si puo' davvero pregare molto.
Quanti meriti che si acquistano, ragazzi! Nessun altro rituale religioso puo’ vantare simili vertici.
Un perfezionamento technologico consiste nel disporre tali ruote sopra il camino, in modo che senza muovere un dito, le ruote si mettono a girare, mosse dall'aria calda che sale verso l’alto. E girano e girano, piu' piano, ma girano tutto il tempo. Peccato che tutto questo affastellarsi di ‘om mani padme hum’, non serva proprio a niente.
Qualche anno fa', quei barbari dei maoisti cinesi sono andati li', perché' volevano anche loro girare le ruote. Ma i tibetani volevano girarsele solo loro, le loro ruote. E allora i cinesi le hanno prese, ne han fatto un bel falò', e hanno cacciato via i tibetani.

INDUISMO. Pare che il fondatore dell'induismo, insieme di religioni indiane di cui ci sono memorie a partire da circa 1.500 anni a.c., fosse tale Kapila, spesso ritenuto incarnazione di divinità' quali Krsna, Visnu, e altre ancora. I testi piu’ antichi sono i Veda, raccolte di inni sacri, che sfociano piu' tardi nei trattati liturgici detti Brahmana, Aranyaka e Upanisad, si rifanno ad una mitologia multiforme e complessa.
Le divinità' sono tante, ce n'e' un po’ per tutti i gusti; ad esse venivano originariamente rivolte preghiere, sacrifici animali, latte, miele e altre leccornie da consumarsi assieme ai bramani, i sacerdoti locali. Col passar del tempo, i ripensamenti sono molteplici e radicali: i sacrifici divengono simbolici, si affermano orientamenti non privi di razionalità', interessati al sociale e all'etica, indirizzi quasi monoteistici, pur pervasi di aspetti mistici, ma che danno prevalenza all'acquisizione della sapienza, all'interrogarsi sulla natura della vita e del mondo, piuttosto che alle pratiche liturgiche. Insomma, la strada era promettente.
Le principali divinità’ sono Brahma, Visnu e Siva, che formano la Trimurti, una specie della Trinità' cristiana. A Visnu vengono piu' spesso preferite le incarnazioni [avatara] in Krsna e Rama, divinità' piu' a portata di mano. Si inneggiava, ad esempio, con toni poetico-erotici, agli amori di quel birbante di Krsna con le leggiadre gopi [pastorelle].
Alla dea Kali' si sacrificano ancor oggi, nelle campagne, pecore e capponi da brodo.
La preghiera e' basata su invocazioni ricorrenti di esicasmi [mantra], in forma litanica o su appositi rosari fatti con semi di belle piante locali.Il piu' gettonato e' naturalmente il fonema "om", tenuto in grande considerazione, per gli echi puramente sonori, oltre che spirituali e filosofici che suscita [ma a chi?]. Diffusissima e' anche la devozione adorazione dei santini, immagini sacre opportunamente colorate e consacrate; cosi' come del linga, simbolo fallico della divinità', e dell'uovo universale, il brahman, nero come il buio piu’ nero.
Le feste liturgiche, sono caratterizzate da un'esplosione di gioia esuberante. Forse perché esuberanti sono anche le divinità' del pantheon induista. Basti pensare a quel bel tomo di Brahma, che aveva preso per seconda moglie, Sarasvati, che era sua figlia; accadde infatti che quando il dio Brahma vide Sarasvati in estasi erotica, gli spuntarono cinque teste, tutte d’un sol colpo; fu Siva, che gliene stacco' subito una, come punizione per aver avuto un rapporto incestuoso con la propria figlia. E ciò’ malgrado Brahma fosse colui che aveva fatto la faticaccia di creare il mondo, dopo che Visnu' aveva tanto insistito.
Visnu' non e’ che fosse molto mansueto di suo. Un giorno, quando un ricco sovrano del tempo, Hiranykasipu, si permise di esprimere dubbi sull'onnipotenza di Visnu, questi subito si incarno' sotto forma di leone, e si sbrano' vivo tutto il sovrano.
Brahma sarebbe anche 'l' amministratore' della legge del karma. Ha otto mani [quando e' arrabbiato, pare che riesca a somministrare otto sberle, tutte di seguito, una dopo l'altra]; e di solito sta seduto su un'oca selvatica; alternativamente, su un cigno. Sarasvati, su un pavone. Krsna, incarnazione di Visnu, era sfuggito alla mattanza dei neonati maschi ordinata dal sovrano locale che aveva saputo della nascita di un tipo pericoloso [ma il nostro Erode, le sapeva queste cose?]; Krsna trascorre la giovinezza nella massima serenità’ e beatitudine, come pastore di vacche, giocherellando con le gopi, cui si diverte a sottrarre le vesti mentre loro sguazzano nel fiume, per starle a guardare, suonando il piffero, mentre saltellano indispettite sull'erba; un occhio particolare alla bellissima Radha, la preferita. Siva, ha solo quattro braccia, ma e' chiamato in 1008 modi. Pare che non abbia frequentato dei buoni colleges e mancasse quindi di buona educazione. Un giorno infatti un saggio molto rispettato, tale Bhrgu, andò' a trovarlo; Siva stava amoreggiando con Parvati, ed era proprio lanciato; fece finta di niente; e continuo' ad amoreggiare. Scandalizzato, il saggio lo condanno' ad assumere per sempre la forma di 'linga', ossia di fallo. Non e' il massimo, per un personaggio cosi’ importante. Infatti, l'induismo si configura una divinità' suprema, creatrice del mondo, il brahman, l'assoluto, che puo' manifestarsi come Brahma, Visnu oppure, appunto, Siva.
Anche per l'induismo, l'uomo e' vittima del ciclo delle rinascite, il samsara [insomma, si lamentano, e si lamentano, ma nessuno vuole andarsene definitivamente]. La rinascita avviene in una pianta, un animale, una persona, a seconda della qualità' etica delle azioni compiute nella vita precedente, per effetto della legge del karma, ossia relazione rigorosa tra comportamento nella vita precedente, e essere in cui si rinasce; il karma determina quindi anche la casta di appartenenza. Tra una rinascita e l'altra, l'anima sosta in una condizione intermedia, un po' paradiso un poco inferno; come in tutte le sale d'attesa. Una esistenza eticamente meritevole la si ottiene seguendo le regole del dharma, al cui vertice ci sono gli imperativi della carità', della pietà' e della non violenza. Bene. Lo riaffermerà’ dopo qualche millennio, anche Gandhi, perché’ qualcuno se l’era dimenticato.
Dio si incarna periodicamente, quando serve, per soccorrere gli uomini con la sua sapienza.
Nei templi, al mattino le statue delle divinità' sono destate con trilli di campanello, lavate ben bene, sparse di unguenti profumati e vestite con stoffe colorate [non so se le divinità' dormano nude, la notte]. Poi la prima colazione, a base di riso, orzo, latte e burro, offerte dai fedeli [loro sono onnipotenti, le divinità’; ma non riescono nemmeno a mungere una capra, e a farne caci per i poveri!]. I fedeli scendono in adorazione delle divinità', dopo essersi ben purificati con abluzioni abbondanti, girando loro attorno, e offrendo fiori. Naturalmente gran dovizia di mantra [che non significano niente], come il piu' famoso di tutti, la sillaba "om", di grande valore esoterico, e forse anche stupido. I fedeli di Siva si tracciano sul viso dei segni, impiegando la cenere ottenuta bruciando sterco di vacca [ma non sarà per mancanza di cosmetici?]. Temo che lo facciano ancor oggi, 3702 anni circa dall’inizio del tempo storico.

ISLAM.  
(in preparazione)
 

EBRAISMO. Periodo di massimo sviluppo dell'ebraismo: VII-VI secolo a.c. Voce di Dio: "Io sono colui che sono" [Esodo 3:14]; che potrebbe essere anche, secondo alcuni interpreti: 'Io sono quel che fa essere'; oppure: 'Io sono quel che sono'. Anch'io, sono quel che sono; scusate l'impertinenza! e voi, non siete quel che siete? Suvvia; siamo onesti. Si chiama baraka o beraka, una formula usata in un buon numero di occasioni: "Tu sia lodato, Eterno, Dio nostro, re dell'universo." Gli ebrei maschi adulti debbono recitare quotidianamente, mattina e sera, questi versetti tratti dal Deuteronomio [6, 4-9], e che costituiscono la Shema' : "Ascolta Israele. Egli e' il nostro Dio, Egli e' uno solo,...lo amerai dunque, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze." [altrimenti come fa’ a sopravvivere, povero deuccio!!!]
Di mattina, debbono mettersi sulle spalle il tallit, uno straccetto rettangolare di panno o di seta, preferibilmente bianco, con agli angoli dei fiocchetti, gli zizit. Al braccio sinistro e sulla fronte debbono legarsi i tefillin, filatteri costituiti da cubetti di cuoio contenenti piccoli rotolini di pergamena con su scritti passi della Torah, la legge scritta [nel giudaismo, opera principale dopo la bibbia].
Pare che ogni mattino e ogni sera al calar del sole, l'ebreo stanziale [l'errante, non lo so], debba recitare con opportuna cantilena la seguente filastrocca: "Io credo con ferma convinzione che il Creatore, lodato sia il suo nome, crei e guidi ogni creatura e che gli soltanto sia l'artefice di tutto ciò' che e' accaduto. che accade e che accadrà. Io credo con ferma convinzione che il Creatore, lodato sia il suo nome, sia unico e che non ci sia alcuna entità' simile a Lui sotto alcun aspetto e che egli solamente fu, e' e sara' il nostro Dio. Io credo con ferma convinzione che il Creatore, lodato sia il suo nome, dia prova di bontà a coloro che osservano i suoi comandamenti e punisca coloro che trasgrediscono i suoi comandamenti. Io credo con ferma convinzione alla venuta del messia e se egli anche indugia, allora aspettero' con ansia il suo avvento. Io credo con ferma convinzione che a suo tempo, quando sara' gradito al creatore, lodato sia il suo nome e sublimi i suoi pensieri sempre e in eterno, i morti risorgeranno." 
Ma a che scopo, tutto questo sciorinare di stupidaggini?
La dottrina talmudico-rabbinica, trasmessa oralmente, comprende 248 comandamenti e 365 divieti, nei quali si trova un po' di tutto, dalle norme sulle abluzioni che debbono precedere la preghiera e il pranzo, alle abluzioni cui debbono sottoporsi le donne dopo il ciclo mestruale, alle carni che si possono mangiare e alle norme della macellazione, all'amministrazione del sesso, del matrimonio, degli schiavi, ecc. ecc. ecc.
Le sinagoghe, luoghi di culto, sono orientate verso la spianata del tempio di Gerusalemme; dentro c'e' una fontanella per le immancabili abluzioni; una Torah ben custodita; candelieri a sette bracci [menorah], un pulpito, e poco altro, credo.
Il sabato e' dedicato obbligatoriamente al riposo assoluto, anche in memoria di quanto testimoniato [?!] nella Genesi [2:2 e segg.] che il padreterno dopo aver creato l'universo, si riposo' dalla fatica immane: ed era sabato, il settimo giorno. Quindi di sabato non si lavora. Si festeggia. Si comincia il venerdi' sera, 45 minuti prima che la sirena segnali l'inizio della notte. Si accendono le luci, si benedicono le candele; si benedicono il pane e il vino [questo rito, Maometto, se l'e' dimenticato]. Il sabato si prendono tre pasti abbondanti, piu' abbondanti che nei giorni feriali; ma ovviamente, preparati il venerdi, quando era ancora possibile darsi da fare. E' assolutamente vietato mescolare le carni [di bovini e pollame; niente carne di maiale, ne' gamberi] e i latticini; tra l'assunzione di carne e quella di latticini, dev'esserci un intervallo di almeno 5 ore; solo due ore se dai latticini si passa alle carni [volete sapere perché'? non chiedetelo a me].
Benedizioni finali concludono i riti del week end.
Da non trascurare il fatto che non si possono intraprendere passeggiate [Esodo 16: 29], nemmeno se c'e' bel tempo, di sabato: al massimo, si puo' percorrere un solo kilometro. O si fa' peccato mortale [Numeri 15: 32]; qui mica si scherza. 
Altro Comandamento fondamentale per il Giudaismo e' la circoncisione; eseguita all'ottavo giorno di vita; se ne approfitta per attribuire un nome al piccolo convenuto, giustamente strillante, immagino. L'enciclopedia Hoepli dice, alla voce circoncisione: ".. consiste nell'escissione del prepuzio... E' connessa con pratiche di magia totemica per l'iniziazione del giovane nella comunita' maschile . . .Viene praticata tuttora fra le genti semitiche occidentali e certe popolazioni di civilta' arretrata [Africa, Polinesia]. Ebbe grande importanza fra gli Egiziani e il popolo di Israele, dove venne estesa a tutta la collettivita'....fu praticata anche su Gesu'..".
Amen.

CRISTIANESIMO. Anche qui, c'e' il fatto iniziale del concepimento strano, come per Laotse e Buddha [entrambi, come si e' visto, sono vissuti grossomodo 500 anni prima]. Giuseppe e Maria erano fidanzati e vivevano a Nazaret [un villaggio immaginario, che non esisteva  a quel tempo]. Un bel giorno si fa avanti il solito arcangelo Gabriele ad annunciare a Maria che lo Spirito Santo [divinita' compresa poi nella trimurti cristiana] sarebbe venuto giu' un momento su di lei, e  da questa discesa sarebbe nato un piccolo da chiamare Gesu', che avrebbe fatto un sacco di cose di rilievo, e alla fine salvato anche il mondo intero, da non si sa bene quale immane catastrofe [forse un asteroide?]. Giuseppe, non so come la prese; ma se si considera che, stando alle voci che corrono, non abbandono' Maria e anzi l'accompagno' fino a Betlemme, dove nacque l'atteso, vuol dire che era un tipo abbastanza accomodante. Una brava persona, insomma. D'altra parte, chi se la sarebbe presa a male, saputo che qualcun altro gli aveva messo in cinta la moglie, senza nemmeno dirgli bau? Magari avrebbe pensato che quest'altro non era stato poi tanto delicato, comprensivo. Ma nient'altro; non vi pare?! Il minimo che poteva fare, Giuseppe, era proprio di non pagarle l'albergo, a Betlemme; con la
scusa - lui si' era delicato - che c'era la fiera, anzi il censimento, e tutti gli alberghi erano esauriti. Cosi' si accomodarono in una stalla, lungo la strada. Naturalmente si fece un po' di folla attorno, come capita in questi casi. E ci fu chi si mise gentilmente a far meraviglie: ma come e' bello, ma come e' buono, diventera' sicuramente qualcuno! 
Erano gli anni di governo di re Erode; brutto ceffo, con baffi e barba nerissimi; un Marx antelitteram; pare si fosse nel 7 - 4 avanti Cristo [ma non significa, come potrebbe sembrare, che Gesù' e' nato 4-7 anni prima di nascere; no', a tanto non ci hanno pensato; sono solo deboli incertezze di calendario]. Certi Magi, mezzi astronomi e mezzi astrologi, com'era di moda allora, che avevano visto nel cielo una stella cometa e s'erano messi su cammello dal lontano oriente per seguirne il percorso, arrivarono a Betlemme che ormai la cometa non c'era piu', poverini. Purtroppo, ad Erode che gli chiedeva come mai avevan fatto tanta strada per correr dietro una cometa, i Magi dissero che avevan voluto seguire la cometa, perché' secondo i loro calcoli astrologici avrebbe dovuto condurli alla culla di un Re, un grande Re, il piu' grande Re dei Giudei. Erode, un po’ infastidito dalla possibilita' di trovarsi davanti un signor concorrente, decide su due piedi: <Ammazzate tutti i neonati>. E cosi' fu fatto'. Erode si mise il cuore in pace; e riprese a gozzovigliare come un porco. Ma Giuseppe, avvertito via e-mail, scappo' appena in tempo, ricoverando in Egitto, col piccolino e la Madonna in groppa all’asino. Nei suoi primi vent'anni, Gesu' ha un buon amico in Giovanni il battista, figliolo di Elisabetta, una cara amica di Maria. In quel tempo c'era una grande eccitazione, suscitata dall'attesa di un personaggio straordinario, che doveva saltar fuori da qualche parte; un messia, forse un messia-re addirittura. Era il gruppo giudaico di Qumran, soprattutto, che coltivava questa eccitazione sotto la pelle. Giovanni, voleva essere presente, e s'immerse nella faccenda. Disse di esser stato raggiunto dalla parola di Dio, che nel deserto gli dava delle dritte: il giudizio di Dio era imminente, bisognava battezzarsi in fretta e furia, confessare forte i propri peccati, pentirsi, dividere tutto con i poveri, sia il pane che il salame, e pure i vestiti [e la casa, e il negozio? non lo so]. Insomma, Giovanni predicava la fratellanza universale. Gesu' ando' anche lui a farsi battezzare, non si sa mai. Ma visto che Giovanni, in fondo, non era troppo convincente, penso' [come capita spesso tra 'amici']: “vuoi vedere che io sono piu' bravo di lui?” Si mise una colomba sulla testa e disse di aver sentito la voce di Dio che gli diceva, proprio come quando si consacravano i re d'Israele: << Mio figlio tu sei>>; secondo altri :"Tu sei il figlio mio prediletto. In te mi sono compiaciuto". La gente fece largo attorno. Questo fa sul serio, comincio' a mormorare. E da quel momento Gesu' pianto' in asso Giovanni. Anche Gesu', come gia' aveva fatto Buddha, si ritiro' in un posto poco frequentato, nel deserto, e comincio' a pensare e ripensare, senza mai mangiare, per 40 di' e 40 notti. Possono venire le idee piu' balorde, a fare quelle cose li'. Bisogna stare attenti. Infatti, pare che Gesu' proprio in quell'occasione abbia subito gli attacchi di quel porco di Satana, che voleva mettergli in testa le idee piu' bislacche. Ma Gesu' tenne duro. Anzi, dopo aver ben valutato i pro e i contro, torno' a casa, ben risoluto. Quando seppe poi che Giovanni l'avevan tolto di mezzo, mettendolo in galera, allora si decise a far sul serio. Prese con se un po' di ragazzi e ragazze del paese [come era d'uso fare tra i rabbini ebrei], e comincio' a far seminari e conferenze dappertutto, spiegando nelle sinagoghe e dovunque capitasse, cos'erano le Sacre Scritture, in lungo e in largo, e quanto fossero veritiere e che lui sapeva tutta la verita' su tutto. Poiche' il suo gruppo non aveva ancora troppi mezzi, andavano in giro soprattutto nei dintorni dei paesi da cui provenivano i discepoli, Cafarnao, e la regione del lago di Genezaret. Probabilmente, per potersi rifocillare a buon mercato, a spese degli amici dei suoi amici. Dormire poco importa; era bel tempo, e potevano benissimo dormire all'aperto; magari sotto quei bei fichi dalle larghe foglie, che crescevano a ridosso dei muri di cinta e degli ovili. Pare che andasse dicendo "Il tempo e' compiuto [come diceva anche Giovanni, quindi poteva proprio essere vero!] e vicino e' il regno di Dio. Cambiate la vostra mente e credete al Vangelo", Marco 1:15 [E' un po' strano che parlasse del Vangelo, che e’ stato scritto piu’ di cent’anni dopo; ma pazienza; ci sono tante cose strane, che non bisogna stare a cercare il pelo nell'uovo, altrimenti non si va piu' avanti.] Non si capisce nemmeno come bisognasse essere terrorizzati dal fatto che tutto stava per finire e per essere sostituito con l'avvento di Dio, quando invece questa nuova situazione doveva essere tutto il contrario del regno di belzebub [un mondo dominato dalla sofferenza, dalla malattia e dalla morte] ed essere dunque tutta latte e miele e biscottini dolci. Infatti, si trattava di una lieta novella [dal greco: eu-angelion], quella che andava propagandando. Anzi, il discorso della montagna e' preso ad esempio universale di buona novella :"Beati i poveri di spirito, perché' di essi e' il regno dei cieli. Beati gli afflitti....beati i miti...beati quelli che hanno fame e sete..  .beati i misericordiosi... beati i puri di cuore...beati i pacificatori... beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia..." [Quindi Berlusconi puo' stare tranquillo; un posto in paradiso non glielo cava nessuno]. Tutta una meraviglia, dunque. Ma allora, perché' si doveva seminare il panico? Era una buona novella, perché annunciava l'arrivo del regno di Dio, quello buono, bravo e santo, e misericordioso; dunque, perché' prendersela tanto? Ma il trucco c'e' anche qua': il passaggio al regno di Dio non e' automatico. Qui continua a fare il bello e il cattivo tempo Belzebub. Ma se seguite il discorso della montagna, se "Tutto quanto desiderate che gli uomini facciano a voi, lo farete voi pure a loro.", se vi dichiarate figli di Dio, suoi sudditi volontari, se starete tutto il tempo a far cerimonie in suo onore e devozioni, Dio quanto sei grande, Dio quanto sei bello, dio quanto sei buono, ecc. ecc.** allora, siccome c'e' qualcuno che prende nota di tutto, dopo che sarete morti [mica subito, no; e' una questione di organizzazione!] sarete ricompensati se sarete stati bravi - e via a suonare l'arpa sulle nuvole, ch' e' tanto bello - o maledetti eternamente, se avrete preferito Belzebub. Poi, molto piu' in la', alla fine del tempo, chi ci sara' ancora potra' risuscitare anima e corpo [ma non si sa bene a che fare; perche’ il mondo sara’ gia’ finito].
Le idee di Gesu' parvero un po' troppo di sinistra, ai contemporanei. Se da un lato piacquero molto ai poveri diavoli, non altrettanto ai potenti del luogo. Romani inclusi. Pensarono di far bene a metterlo in galera; cosa di pochi giorni, dissero; infatti lo processarono in fretta, e anche un po’ sommariamente. Lui confesso' di predicare quello che predicava, non quello di cui lo accusavano; nemmeno la tortura, lo convinse; continuava a sostenere che lui non faceva male a nessuno.
Ma non c'e' peggior sordo di chi non vuol sentire. E cosi’ gli fecero la pelle; sulla croce, all'uso romano. Di venerdi' sera, poco prima di pasqua. _____________________

Friday, February 22, 2002 
*Da 'Enciclopedia delle Religioni', Garzanti, 2000.
**<< Che bisogno ha, Dio, dell'anima di un facchino che e' sempre ubriaco di gin fin dalle dieci del mattino?>> [HUME, 1711-1776 ]