Rincorse dagli anni '40

Zitzler e la moglie erano arrivati a Poviglio, in fuga dal campo  di concentramento di Fossoli. Erano in Italia per turismo, quando furono incarcerati. I miei li ospitarono.Vivevano con noi, insegnandoci un po' di francese e un po' di inglese. Lei, Madame René, era parigina; faceva la dama di compagnia di ricche signore parigine e non. Ricordo che ci raccontava della sua ultima "signora", un'americana molto giovane, bella  e  affascinante,  ch'era  la  prima  donna a pilotare reattori militari.  Ci parlava talvolta anche  della  signora  Litvak,  moglie  del  famoso  regista cinematografico,  alla quale era stata molto vicina.    Lui, Giuseppe, era austriaco, di Lintz. conosceva anche l'italiano e lo spagnolo, oltre al tedesco, la sua lingua madre, e alle altre due. Prima della guerra, ci disse, era stato Maitre d'hotel, a Parigi. Aveva un portamento particolare, singolarmente elegante, affinato.  Persone adorabili. M.me René, era uscita dal campo con i capelli completamente imbiancati. D'un colpo. In tre mesi di concentramento.
Lo sciovinismo francese, le veniva così naturale, che spesso disputava con mia madre sulla natura delle cose, qui da noi, e "invece" in Francia. Ma crescemmo amando la Francia.
L'avevamo nel  cuore  gia' prima di andare a vedere com'era.
Mia sorella fu chiamata appunto Margo', alla francese. e le rimase tutta la vita. breve.  Margo'   era la piu' vivace, in ogni senso.   ed  era  certamente  preferita.   e   cosi'  doveva assogettarsi alle lezioni  di  francese,  piu'  spesso.   La prossimita'  e  la  condivisione  delle  ansie della guerra, legarono molto  gli  Zitzler  alla  nostra  famiglia;  e  fu amicizia. che la fine della guerra non interruppe. ci fecero scoprire Parigi, per  la prima volta. Zitzler era maestro di
citta', perfetto accompagnatore,  cultore della "lumière" in tutti gli aspetti piu' stereotipati.      Amabile, comunque. utilissimo.    Ci  mostro' la  prima Citroen. miracolo della tecnologia automobilistica. Una  Citroen all'anno. E viaggi, ci raccontava, da un capo all'altro  dell' Europa.  Dopo  la guerra, s'era messo a commerciare all'ingrosso, in giocattoli.  La lunga amicizia con i miei tutti, e' un monumento famigliare. Ora non c'e' piu'. M.me René ha telefonato alla mamma l'autunno scorso, perche' l'andasse a trovare, chè stava per morire, diceva (e' prossima ai 90). mia madre l'ha raggiunta in una casa per anziani, nei dintorni di Parigi.  Hanno dormito nella stessa camera. lo "chateau" è circondato da uno stagno, nel quale vivono grandi famiglie di oche e anatre. che tutte le notti fanno versi, ridicoli, sembra. loro hanno riso a crepapelle tutto il tempo, dice mia madre, facendo il verso alle anatre.  hanno riso.  e hanno ricuperato giovinezza e respiro.  libere,  finalmente  libere dei loro mariti. cui pensare con malinconia. si'. ma libere.  e piene di memorie.  in un posto che sembrava incantevole.  Nella loro Parigi, che era ormai anche un po' nostra. per la lunga consuetudine culturale con questo posto dove hanno vissuto i nostri piu' amati pittori, dove e' fiorita l'arte e la cultura del tempo che abbiamo amato.  dove abbiamo volto gli sguardi per tanti giorni della nostra vita. dove Rimbaud girava per le strade, con tanti amici. Rincorso da Verlaine o da Mallarmé. dove Picasso ha inventato se stesso e ha fatto esplodere la mente di cento donne e cento ragazzi in fiore.  Dove si sentono ancora i passi di Proust, sull'acciottolato.  Dove il nostro amatissimo Modì cercava la vita. trovava angoscia e solitudine, fino a morirne. Dove gli e' stata vicina Janne Hebuterne, terribilmente. vorrei tendere la mano e sentire le sue dita. Dove tanta sofferenza e' piovuta giu' dalle anime dei nostri geni senza fine, bagnando i tetti di questa citta' cosi' singolare. Con queste truci memorie di sgozzamenti e decapitazioni, recenti, tutto sommato. in place de la Concorde. cosi' sterminatamente ampia.  E penso alla truce, terribile marseillaise, che conoscevamo certo molto meglio dell'inno nazionale.  Eppoi, il profumo di Parigi e' per noi legato a Van Gogh e a Gauguin che campeggiano solitari nel sole a picco della Provenza che accompagna il Rodano alla spiaggia senza fine della camargue.  dove le stoppie gialle sono piu' alte delle cose e delle case e il colore della terra e' sulle tele di Vincent. Vincent e Théo. Che amicizia esemplare. e illuminata. quando la visione della bellezza e' cosi' abbacinante che si fa pazzia, forza senza fine, della parola e del sogno. anche di notte.  quando si guarda un biliardo.. o i tavoli all'esterno di un café. o sul volo nero che si muove nell'ultimo campo di grano coperto dall'azzurro cupo del cielo.
Addio, Vincent.
Mi piacerebbe spiarti, da vicino.