Ultima
R A C C O L T A
Vency,
1995 - 2000
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New York
Sono nastri
di cemento
che entrano
nello spazio
come vele
di vetro
e specchi
d'acqua
cristallizzati
in sorgenti
di fontane
che salgono
all'abitazione
del vento
nella sostanza
aperta dalla luce
coralli
raccolgo
anelli di sguardi
per farne
coralli di memoria.
quando
assieme
salteremo
sulle onde
del mare
e faremo
giochi di sabbia
in un cortile
di sole
ti sciogliero'
i lacci
che porti
alle caviglie
e anche
tu potrai vedere
le striscie
bianche e lunghe
che lasciano
i pensieri
quando
scivolano nel cielo
in un mattino
di primavera.
nell’aria
il vento
mi insegue tra le foglie
e i rami
degli alberi
nella luce
immobile della pianura;
intorno
non c'
e' che il tepore
di questo
lento scorrere del respiro,
nel cuore
della mente
attesa
Voglio incontrare
il momento
dove finisce
la vita
dove ha
fine l'attesa
dove se
dico alle dita di muoversi
non si
muovono piu
dove non
importera' piu' se non ho fatto abbastanza
se non
ho avuto pensieri veloci e superbi
se non
ho catturato il tempo con neuroni di vetro e d'argento,
se non
ho saputo…se sono stanco…
voglio
solo che torni il mio primo respiro
per dormirci
dentro.
ancora
l'attesa
sta diventando un'abitudine,
un sentiero
un deserto
di incontri;
le mani
si muovono nell’aria,
vuota;
eppure
mi avevano detto
che dopo
le prime settimane dell'estate
fin giu'
fino all'inizio
dell'inverno
il tuo
sguardo avrebbe tenuto stretto i sensi
e tutte
le parole
che stanno
in un mazzo di girasoli !
ritorno delle luci
finestre
spalancate verso l’orizzonte
nascondigli invasi dalla luce;
fiotti di endorfine si accumulano nel cervello
soffi di
felicita' premono
in alto,
sempre piu' in alto
libri,
computer, aria,
tutto e'
irrorato dallo splendore
di questa
luminosita'
che danza
tra le mani
e lancia
nel paradiso del mezzogiorno
lacci di
vento africano.
viso
Le foglie
germogliano nel cancello dei tuoi occhi,
il viso
del tuo sorriso
e’ l’aurora.
La rincorsa
Lo sguardo
ritorna nella memoria
cerca il
colore dei tuoi lunghi capelli
il respiro
che muove appena i tuoi fianchi;
la rincorsa,
e questo
breve discorso per portarti un fiore,
il cristallo
caduto
nel disegno del tuo sguardo;
per tenerti
stretta,
e rincorrerti;
vorrei sapere
dove ti rifugi
quando
ti raggiunge il vento
quando
ti sorprende il buio
quando
scende la neve..
ti prendero’:
sarai una
nuvola di fotoni e di tempo.
e’ un po’ tardi
Adesso
e’ piu’
tardi di quanto pensassi
potrei
rincorrerti, se solo tu lo volessi
potrei
raggiungerti, se solo tu lo volessi
potrei
essere dentro di te
come un
vetro nell’acqua
senza aprire
parole
solo l’ardore
bruciante della tua pelle
l’ustione
solare del tuo corpo
lo scorrere
delle mani,
lungo,
lento,
fino alla
solitudine lunare
del tuo
sguardo;
poi solo
un urlo
dove
dormire e’ silenzio.
al centro della Galassia
Immersi
nell’universo
al centro
di un buco nero, vellutato
che disegna
la dolce curva della Galassia
lo stesso
che gli astrofisici vedono nei grandi orecchi
delle strutture
matematiche;
un buco
nero nel cuore rotondo della Galassia
mentre
ce ne andiamo tutti a un milione di chilometri all’ora
verso la
costellazione del Granchio
e tutto
scompare
in fondo,
per un
attimo,
poi rinasce,
forse,
all’altro capo dell’universo
dove nascono
i grandi sentieri
dove ogni
cosa e’ il rovescio di ogni cosa
e il tempo,
del tempo
e la giovinezza
impietosa ci corre incontro
fino all’urto
finale
dove ogni
vita ridiventa un niente di gas e di quarks
dispersi,
diffusi, abbandonati dai gluoni
nella densita’
immateriale del vuoto cosmico.
cosmos
vorrei vedere
questo
computer quantico
esplodere
nel cuore della Galassia
vorrei
sentire l' eco
di questo
suono
che mi
viene incontro
con il
suo piccolo caldo
e mi versa
nel palmo
della mano
un' isola
di sole
disegno americano
America,
dove si aprono i percorsi dell'aria
e le donne
hanno sorrisi e suoni nel vento;
vorrei
andarmene,
da questo
posto abominevole chiamato Europa
[madre
delle abiezioni comunista e nazi-fascista]
vorrei
essere libero,
vorrei
essere vicino alle voci
che fanno
germogliare sentieri sulla luna,
vorrei
essere li', America,
con tutto
il canestro della mente,
vorrei
affondare i piedi nella tua terra
fino a
diventare un albero delle tue foreste,
vorrei
essere li', America,
nel tuo
deserto di luce
dove i
cancelli abbandonati
diventano
boccioli di quarks
che fremono
nelle mani,
dove le
parole
si disperdono
in una specie di pioggia..
trascinano
l' universo
nel cielo
profondo della mente
e gli danno
forma.
nuovo inizio
Quando si
aprira'
lo spazio
che ha
creato il tempo
io saro'
la'
tra angeli
di cemento
e occhi
di vetro
tra finestre
e specchi di nuvole
nella solitudine
dell'origine,
nella New
York del mattino,
accecato
dal sole;
ne' un
catamarano di voli
ne' un
tornado di parole
potranno
fermare il mio sguardo;
tutto sara'
oltre il confine
e tutto
avra' finalmente
un nuovo
inizio.
Chicago - 4
blocchi
di spazio cristallizzato in alto,
nello specchio
dell'aria
lungo tutto
l'arco del lago
sulle rive
del Grant Park
e vento
e sirene
di foglie
e strida
di merli impazziti;
piu' giu',
piu’ sotto
in un canyon
di alberi di cemento addormentato,
il verde
serpente del Chicago river
fermo,
immobile,
dipinto
nella memoria.
computer
strutture
mentali lucide
si formano
e si dissolvono
nello specchio
verde del computer;
quasi nulla
e' impossibile
dietro
il cuore duro dello schermo;
dentro,
pochi centimetri cubici
di neuroni
di silicio
sempre
in attesa
di poter
esplodere
alla prima
occasione,
in vertigini
di discorsi
tra elettroni..
e dopo
pochi istanti
distendersi
nella scrittura
di risposte
senza fine.
europa
avevo portato
sacchi di granaglie
e cesti
di girasoli
perche'
sapevo
il freddo
e la sete
di questi
cento secoli vuoti
in questa
terra disgraziata
regno di
bestie
che chiamano
europa.
Ho versato
per terra
il mio
breve bottino,
sogni,
fatica, amore, sguardi;
il cammino
sta per finire,
non voglio
piu' respirare
in questo
deserto di anime
tra queste
sterpaglie incolte
bruciate
dall'odio
isterilite
dall'ignoranza
lascio
qui tutto
me ne vado
altrove
voglio
avere le ossa rose
dalla siccita'
e dal vento
ma essere
libero
lontano
da questo
canile di idioti.
Febbraio lungo
febbraio
sta per finire
le prime
voci dei merli
si rincorrono
da un tetto
all’altro
da qualche
parte e' arrivato il vento,
voli solitari
si spingono verso sud
si allontanano
nella campagna,
la serenita'
invade silenziosa
i nostri
sguardi
frettolosi
la memoria
della primavera
ritorna.
memorie
la memoria
si apre,
e versa
di fuori
suoni
di passate stagioni.
dentro,
non rimane
che la scorza abbandonata
di una
barchetta di carta e di filigrana,
che mi
hai regalato,
in un giorno
di primavera
Dove
Non so quanto
sia veloce il tempo,
ho solo
visto il tuo sguardo
allontanarsi
nella semioscurita'
della tua bocca
ho
il sentore delle tue mani
dentro
di me,
un dono
disperso,
non so
dove sei,
lontano,
forse
dove non
vedi scorrere il tempo delle margherite,
dove sul
viso come su una fronda
impazza
la voglia del vento
freddo
del fiordo.
finito
eccomi,
ho quasi finito.
ho trovato
i suoni, aperto i cancelli
ho steso
tutti i miei nastri
i miei
sonagli di vetro colorato
ho visto
il tuo sorriso
ho sentito
la tua mano, una volta,
come
un fiore di cristallo
gelido
ho abbandonato
il silenzio
eccomi.
e' tardi. ho quasi finito.
i giorni
non ho saputo
fermare il tempo
dei giorni
felici
quando
tu correvi e la tua gonna si alzava
e i tuoi
occhi avevano voci e suoni e infinite dolcezze
non ho
saputo fermare la musica delle molecole
mentre
le avevo tra le dita
e ora,
tutto sta per finire,
tutto sta
per finire
in un fiume
di neutrini senza suoni
in un covo
di quarks
venuti
nudi a guardar fuori
con gli
occhi spalancati!
ad Arlington
In un semicerchio
di granito
pallido
le tue
parole
immobili
JFK
una
peonia di rubino rosso
brucia
sulla terra
solo
solitudine
silenzio,
e un pianto
irrefrenabile
Sisifo
vorrei portarmi
Sisifo sulle spalle
vorrei
gridare in faccia all'entropia del tempo
che nessuna
legge universale
potra'
mai fermarci;
vorrei
percorrere le strade
cercando
le donne che creano la vita
e ancora
non avrei fatto una sola isola di numeri
ma solo
nodi e nastri
e infinite
parole
Quarks solitari
Non ho piu'
voglia di correre
mi manca
lo spazio
ho solo
la finestra
e una parete
di libri che mi protegge;
lo sguardo
cerca nel vuoto un paese lontano,
lontanissimo
da quest'esilio
da questa
infinita mancanza;
guardo
questi piccoli quarks
rimasti
sul palmo della mano
come tracce
di sabbia luccicanti
e sento
la nullita' che avanza
con il
suo respiro vuoto,
mi coprira'
tutto con un mucchio di terra,
non potro'
piu' abbracciare i libri incatenati
saro' incapace
di muovermi
il silenzio
mi raggiungera'
come una
malattia definitiva,
non potro'
piu' vedere il tuo sorriso
e allora
qualcuno sentira' forse
nell'aria
un pianto sommesso, disperato.
marzo 1997
a volte
non riesco a raccogliere
nemmeno
queste foglie
nemmeno
questa polvere di parole
e allora
ti aspetto
alla curva
superiore della collina
di faccia
al vento
e con quest'aria
che mi entra dentro
divento
trasparente
fatto di
cose leggere
come quelle
che ho appreso
prima della
primavera
quando
ancora
non sapevo
dove germogliano
i sette
ciliegi in fiore
della luce
e della vita
marzo, marzo
erano sere
come questa
di molto
tempo fa':
ci si baciava
con furia in posti riparati
l' animo
traboccava nei sentieri
sembrava
di avere tra le mani
il senso
della vita,
una densita'
infinita
di amore,
di sguardi,
eppoi una
gran voglia di volare,
di correre
tra gli alberi
nell 'aria
cercarsi
le mani
e baciarsi
ancora, baciarsi senza fine
in una
sera come questa.
Vorrei
Vorrei dormire
all'ombra
di queste stringhe cosmiche
per 15
miliardi di anni luce
vorrei
salire
su queste
dieci alla diciassette masse solari
vorrei
sentire
il frusciare
che fa il vento sulle guance
in questa
pazza fuga
a un milione
di chilometri all'ora
attorno
al centro della galassia
verso l’orizzonte
infinito;
vorrei
fermarmi qui
e guardarci
dentro.
Pittsburgh
Il tempo
e' congelato
tra i due
fiumi
poche tracce
di parole
salgono
alle sorgenti
di queste
lastre di vetro
alte,
grattacieli
dell’infinito
fiumi verticali
di silenzio
sentieri
ampi,
germogli
spazi
della mente,
mentre
lo scorrere lento
del Monongaela,
coltiva
tra queste
rive
la piu'
famosa
talvolta
bruna
regina
dell'America
ancora
e sempre chiamata
liberta'
soffio
Di nuovo
la farfalla
sorvola
gli steli esili dell’erba
appena
mossa
da un soffio
inavvertibile
di leggerezza,
ondeggia
senza un
pensiero,
come dentro
lo sguardo,
in questa
eternita’ lenta
e lentamente
infinita
che ci
raggiunge
nell’ultimo
giro della trottola
che ci
sfugge dalla mani,
inevitabilmente.
The sun
il disco
del sole
si spinge
fuori dall' orizzonte
con forza
piu' rosso,
piu' giallo
piu' grande,
piu' violento
un inferno
di esplosioni nucleari ininterrotte
infinito
rumore, infinito calore;
per noi,
poco piu'
di questa piccola violenza di luce
che ci
raggiunge quasi fredda
alla fine
dell' inverno,
e genera
la vita
su questo
granello di sabbia,
sperduto
ai limiti della galassia
nel vuoto
dello spazio
e del buio.
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