" Le politiche che trascurano la scienza e la conoscenza non possono avere successo. Al contrario, non c'e' base piu' ragionevole per sane decisioni politiche della migliore evidenza scientifica a disposizione. Questo e' particolarmente vero nel campo dell'amministrazione delle risorse e della protezione dell'ambiente." [Brundtland, Gro Harlem, 1997, SCIENCE 277 (5325), 457].
Poche
parole in relazione al libro di B. Lomborg 'L'ambientalista scettico. Valutazione
delle condizioni reali del mondo':****
“
the skeptical environmentalist
Measuring
the Real State of the World”
by
Bjorn Lomborg, Cambridge Univ. Press, 2001.
515 pages, $69.95; paperback $27.95
L'autore: B. Lomborg e' Professore Associato di Statisticanel Dipartimento di Scienze Politiche, Universita' di Aarhus, Danimarca.
Il Libro: E' costituito da piu' di 500 pagine. E' corredato da circa 3,000 note con citazioni bibliografiche, 173 diagrammi e 9 Tabelle.
Citando Lomborg sullo stato reale del mondo:
- Siamo piu' alti e piu' in salute e ci prendiamo meno infezioni;"...di gran lunga la maggior parte degli indicatori mostrano che l'esistenza dell'umanita' e' migliorata."
- Non abbiamo carenza di energia ne' di altre risorse naturali;
- Siamo aumentati di numero, sul pianeta, ma non perche' ci "riproduciamo come conigli, ma perche' non
moriamo piu' come mosche”;
- Ci sono sempre piu' alimenti per la popolazione mondiale;
- Il prezzo del frumento nel 2000 e' stato inferiore come mai e' stato prima;
- Sempre meno gente e' sottoalimentata;
- Secondo le Nazioni Unite la poverta' e' stata ridotta piu' negli ultimi 50 anni che nei precedenti 500, ed e' stata
diminuita praticamente in tutti i Paesi;
- Nel 1900 si viveva in media 30 anni; oggi almeno 67;
- Il riscaldamento globale pare ci sara' sicuramente, ma sara' di entita' inferiore alle previsioni correnti che sono
irrealisticamente pessimistiche... e comunque non porra' problemi devastanti per il prossimo futuro;
- Non e' vero che scompariranno il 25-50% delle specie gia' nel corso della nostra esistenza; in realta', forse ne
perderemo solo lo 0.7%;
- Le pioggie acide non distruggono le foreste, e l'aria e l'acqua attorno a noi sono sempre meno contaminate.
Ne deriva che: "... non riconoscere tali benefici, e' semplicemente immorale."
[Prima Parte]Piu' in dettaglio
'Una brutta storia, e' una buona notizia', recita un manuale di giornalismo. Ed e' cosi' che i media si sono ampiamente soffermati ad illustrare i danni provocati da El Nino nel 1998, ad esempio, stimati in 4 miliardi di dollari, ma non hanno fatto cenno ai benefici che sono derivati direttamente da El Nino, stimati in 19 miliardi di dollari.
Tutte le Organizzazioni ambientaliste
sono interessate ad accreditare un' immagine la peggiore possibile delle
condizioni mondiali, poiche' anche loro sono gruppi di interesse come tutti
gli altri, e riescono in tal modo piu facilmente ad attirare mezzi economici
verso la loro causa.
Ne consegue che le condizioni dell'ambiente,
cosi' come accreditate dalla stampa e dalle Organizzazioni ambientaliste,
sono una Litania di lacrimevoli lamenti sull'incombente catastrofe che
dovrebbe sconvolgere a breve il pianeta. Tutti miti, dimostra Lomborg,
che non reggono ad un esame critico condotto sulla base delle conoscenze
scientifiche disponibili.
Un solo esempio di distorsione della
verita', tra i tantissimi illustrati da Lomborg.
Il WWF non aveva visto l'ora, in
occasione degli incendi che avevano colpito l'Indonesia nel 1997, di dichiarare
il 1997 'anno mondiale degli incendi', sostenendo che in quell'anno erano
bruciate piu' foreste che in qualunque altro periodo storico, e offriva
alla stampa questo messaggio: "I due terzi
delle foreste del pianeta sono perdute per sempre."Il
Presidente del WWF, Claude Martin, aveva addirittura affermato"questa
non e' un'emergenza, ma e' un disastro planetario".
La realta' era invece ben diversa. In quell'anno 1997 ando' a fuoco all'incirca
l'uno percento soltanto delle foreste Indonesiane; e non c'era alcun motivo
per ritenere il '97 un anno particolare in tal senso, ne' per l'Indonesia,
ne' per il pianeta in generale [NASA, 1997].
Lomborg in quell'occasione telefono' alla sede del WWF in UK, chiedendo
di poter leggere il Rapporto sulla base del quale venivano fatte tali asserzioni.
Gli risposero che non era mai esistito alcun Rapporto in merito. Tuttavia,
il WWF appesantiva la situazione affermando - sulla base di tale 'Rapporto
inesistente' - che il tasso di distruzione delle foreste era andato aumentando
negli ultimi 5 anni, e continuava ad aumentare. Al contrario, da un Rapporto
delle Nazioni Unite, risulta che negli anni '80 il tasso annuo di deforestazione
era dello 0.346%, mentre nei primi anni '90 era sceso allo 0.32%.
Il WWF affermava altresi' che in nessun luogo la deforestazione era piu'
imponente che in Brasile, ove il tasso annuale di deforestazione era anche
il piu' elevato del pianeta. In realta', il tasso di deforestazione in
Brasile e' tra i piu' bassi della terra, almeno per le foreste tropicali:
secondo le Nazioni Unite il tasso di deforestazione in Brasile e' dello
0.5% annuo, di contro ad un valore medio dello 0.7% annuo per tutto il
pianeta [FAO, 1997].
La FAO ha addirittura stimato che nel 1950 vi fossero sulla terra
un totale di 40.24 milioni di Km² di foreste, saliti nel 1994
a 43.04 milioni di Km².
Ma ecco la condizione reale del
pianeta, come esce dall'analisi stringente di Lomborg.
La civilizzazione e' consistita,
negli ultimi 400 anni, in un progresso fantastico e ininterrotto.
Per gran parte dei circa due milioni
di anni dacche' ci aggiriamo sul pianeta, la durata media della vita e'
stata di 20-30 anni. Nel secolo appena passato:
- la durata attesa della
vita si e' piu' che raddoppiata, fino a raggiungere un valore medio, tra
Paesi sviluppati e Terzo Mondo, di 67 anni.
- la mortalita' infantile
e' scesa dal 50% al 5%, e continua a decrescere.
- Abbiamo piu' alimenti a
disposizione, malgrado sia aumentata di molto la popolazione mondiale;
le popolazioni del Terzo Mondo dispongono ora del 38% in piu' di calorie.
La frazione di popolazioni che soffrono la fame e' scesa dal 35% al 18%
e si prevede che entro il 2010 si ridurra' al 12%. Nel frattempo si alimenteranno
adeguatamente piu' di 3 miliardi di persone.
- Nel corso degli ultimi
40 anni ognuno, nel Terzo come nel resto del mondo, e' diventato piu' di
tre volte piu' ricco.
- Abbiamo ora accesso a molti
piu' comforts, dall'acqua potabile ai telefoni, ai computer, alle automobili.
- E' aumentata la scolarizzazione
e la diffusione della cultura; nel Terzo Mondo l'analfabetismo e' sceso
dal 75% a meno del 20%; lo standard dell'educazione nel Terzo Mondo e in
quello industrializzato e' aumentata tremendamente - l'istruzione universitaria
e' aumentata, nel Terzo Mondo, del 400 percento in 30 anni.
- Non stiamo perdendo le
nostre foreste;
- non stiamo per rimanere
a secco di energia, di materie prime o di acqua. - L'inquinamento
atmosferico e' molto diminuito nelle citta dei Paesi industrializzati,
ed e' avviato nella stessa direzione nelle citta' del Terzo Mondo.
- I nostri oceani non sono
stati rovinati; i nostri fiumi diventano sempre piu' puliti e ospitano
sempre maggiore vita animale e vegetale; e anche se l'apporto di nutrienti
in molte acque costiere - come quelle del Golfo del Messico - e'
aumentato, non ha creato problemi molto preoccupanti e anzi sono risultati
maggiori i benefici dei costi.
- La sistemazione dei rifiuti
solidi non e' un grande problema.
- Si e' dimostrato che non
e' vero che le pioggie acide uccidano le nostre foreste.
- Non e' vero che animali
e piante siano estinti e si vadano estinguendo a velocita' tale da sparire
del tutto entro i prossimi 50 anni; ma se ne e' estinto solo lo 0.7%.
- Il problema dell'ozono
e' ormai avviato a definitiva soluzione.
- Il riscaldamento globale
in corso non e' poi un evento cosi' catastrofico come si vorrebbe fare
apparire, ma addirittura i vantaggi non sono pochi e ci sono buone ragioni
per credere che i nostri consumi energetici saranno indotti dalle circostanze
a cambiare verso fonti di energia rinnovabili entro la fine del secolo.
Sarebbe catastrofico sprecare risorse immani per contenere le emissioni
di anidride carbonica al fine di limitare l'aumento della temperatura globale
di quella quantita' trascurabile che si otterrebbe con l'osservanza del
Protocollo di Kyoto [un vero disastro economico/matematico] invece di impiegarle
per aiutare i Paesi in via di sviluppo e per stimolare le ricerche
di fonti energetiche alternative.
- Il rifiuto dei pesticidi
e' malriposto ed e' controproducente. Sia perche' provoca uno spreco di
risorse e un aumento della diffusione del cancro. Sia perche' le cause
del cancro non sono da ricercare nei pesticidi, ma nel nostro stile di
vita.
In sostanza, abbiamo piu' tempo
libero, maggiore sicurezza e minori infortuni; i guadagni reali sono maggiori;
minore e' la poverta'; abbiamo piu' alimenti, piu' salute e una vita piu
lunga.
Questo, dice Lomborg, e' lo stato
reale del pianeta.
Questa e' la fantastica storia
dell'umanita'.
_____________________
Nel Numero di SCIENCE della settimana
scorsa [SCIENCE del 18 gennaio 2002, Vol.
295, #5554, pag. 476-480] Joughin e Tulaczyk
dimostrano come lo strato di ghiaccio dell'Antartico Occidentale non sia
in dissoluzione, come sempre 'lamentato' dal catastrofismo ambientalista
[-20.9 gigatonnellate/anno], cio' che avrebbe determinato un aumento del
livello degli oceani di 5-6 metri, ma al contrario lo strato di ghiaccio
stia aumentando di 26.8 gigatonnellate/anno.
[Seconda Parte]
POPOLAZIONE MONDIALE
Nel 1999 si e' oltrepassata la
soglia dei 6 miliardi di persone. L'aumento della popolazione mondiale
e' dovuto soprattutto alla enorme diminuzione della mortalita' come risultato
dell'aumentato accesso all'alimentazione, alle medicine, all'acqua potabile
e all'igiene generale.'Non e' che le persone
si siano messe a riprodursi come conigli, ma hanno smesso di morire come
mosche' [Adamson, 1999].
SPERANZA DI VITA
Il cittadino dell'Impero Romano
viveva solo 22 anni, in media. L'attesa di vita della popolazione mondiale
nel suo insieme era di 30 anni nel 1900. Nel 1950 la vita media era di
46.5 anni e nel 1998 e' diventata di 67 anni.
Nei PvS, nel 1950 la vita media
era di 41 anni e nel 1998 era gia' di 65 anni[UN
Human Development Report, 2000].
La vita media e' piu' che raddoppiata rispetto a 100 anni fa'; la diffusione
delle malattie si e' molto ridotta.
Nei PvS si ha oggi la stessa mortalita'
infantile che nei Paesi Industrializzati [PI] avevamo nel 1950.
Sostanzialmente, la vita e la salute
sono migliorate in tutto il pianeta.
ALIMENTI
Secondo le UN si produce oggi il
23% di piu' di alimenti pro capite, di quanti non ne producessimo nel 1961;
e nei PvS la produzione agricola e' aumentata del 52% pro capite [FAO,
1961-1999]. Globalmente, la frazione di
popolazioni che soffrono la fame e' scesa dal 35% al 18% e si ritiene che
scendera' al 12% entro il 2010.
Il frumento e' oggi piu' di dieci
volte piu' a buon mercato di quanto non sia stato nei precedenti 500 anni.
La Rivoluzione Verde [consistente nell'irrigazione controllata, nell'impiego
di fertilizzanti e di pesticidi e in una maggiore capacita' professionale
degli agricoltori, cio' che ha portato ad ottenere raccolti molto piu'
abbondanti] rappresenta una pietra miliare nella storia dell'umanita':
la produzione di riso e' aumentata del 122%, quella di mais del 159%, quella
del frumento del 229%, ecc.
La produzione nei PvS e' triplicata;
l'assunzione di calorie pro capite e' aumentata del 38%.
La FAO stima che la produzione
continui ad aumentare dell'1.6% annuo nei PvS, almeno per i prossimi 15
anni. Sempre la FAO calcola che fino al 2030 ci saranno piu' alimenti per
sempre maggiori popolazioni. Secondo FAO, IFPRI, USDA e la Banca Mondiale,
la malnutrizione e' destinata a diminuire costantemente e l'assunzione
di calorie pro capite ad aumentare.
POVERTA' / DISTRIBUZIONE DELLA
RICCHEZZA
Secondo le UN negli ultimi due
decenni la poverta' e' stata drasticamente ridotta nell'Asia Orientale:
si e' passati da sei persone su dieci che disponevano di meno di 1$ al
giorno negli anni '70, a due su dieci negli anni '90.
Un analogo sviluppo non si e' avuto
in un decimo della popolazione mondiale, secondo le UN. Questo decimo vive
nelle nazioni della ex-Unione Sovietica e nei Paesi Arabi ricchi di petrolio.
Nei Paesi a minor reddito, solo
il 40% aveva accesso ad acqua potabile nel 1975; nel 1990 la percentuale
e' salita al 62%.
Nei PvS il numero di anni passati
a scuola sono raddoppiati negli ultimi 30 anni, da 2.2 nel 1960 a 4.2 nel
1990 [UNESCO, 2000].
Il numero di persone con educazione universitaria nei PvS e' quasi quintuplicato.
Il numero di ore di lavoro si e'
dimezzato, negli ultimi 120 anni.
FORESTE
Russia, Brasile, USA e Canada totalizzano
assieme piu' del 50% delle foreste della terra. Globalmente, ci sono tre
volte piu' foreste che terreni coltivati [WRI,
1966].
L'Europa ha perso la maggior parte
delle sue foreste durante il Medio Evo, sia per farne terreno coltivabile
sia per uso combustibile. La meta' delle foreste francesi e' venuta a mancare
tra il 1000 e il 1300. Dal 1700, la superficie a foreste e' diminuita in
Francia del 70% rispetto all'anno 1000 [UNECE,
1996]. Gli USA hanno perduto circa il
30% della superficie originale a foreste, soprattutto nel 1800.
Fondamentalmente, le nostre foreste
non sono in pericolo.
Circa il 20% di tutta la superficie
a foreste e' stata perduta; ma circa un terzo delle terre emerse e' ancora
coperto da foreste; e dopo la II Guerra Mondiale non ci sono state variazioni
sostanziali. Le foreste tropicali sono soggette a deforestazione, ma ad
un tasso annuale dello 0.46% [FAO, 1999].
La richiesta mondiale di carta
puo' essere soddisfatta permanentemente da una produzione di legname corrispondente
ad appena il 5% dell'attuale superficie forestale. Le nuove piantagioni
non incidono che in misura molto
ridotta sulla riduzione delle superfici forestali, e anzi contribuiscono
ad alleggerire la pressione della richiesta di legno sulle foreste naturali,
che costituiscono ancora piu' del 95% delle riserve forestali mondiali.
PIOGGIE ACIDE E DANNI AMBIENTALI
Il Programma Nazionale USA di valutazione
delle pioggie acide [NAPAP] e'
stato il maggiore, il piu' lungo e piu' dispendioso progetto di studio
delle pioggie acide; ha richiesto piu' di 10 anni, circa 700 scienziati
ed e' costato mezzo miliardo di dollari. Il risultato e' stato inequivocabile:
"non
e' stato possibile mettere in evidenza alcun effetto dannoso sulle specie
arboree studiate attribuibile alle pioggie acide; e nemmeno con pioggie
di acidita' 10 volte superiore a quella media negli USA [pH 4.2]. Gli alberi
crescono altrettanto velocemente, e senza danno."
Il NAPAP ha valutato anche gli
effetti delle pioggie acide sui laghi. Anche nelle regioni piu' sensibili,
le pioggie acide hanno rappresentato un danno nel 4 % dei laghi e nell'8%
dei corsi d'acqua. Osservazioni analoghe sono state condotte in Norvegia,
ed anche qui col risultato che "non e' stato
possibile mettere in evidenza effetti dannosi".
Il Rapporto Annuale della Commissione
Europea del 1996 concludeva che " solo in
pochi casi e' stato possibile ricondurre danni forestali alla contaminazione
aerea". Danni forestali irreparabili non hanno
comunque mai superato lo 0.5% dell'intera superficie forestale europea
[Kauppi
et al., 1992]. Le UN concludevano il Rapporto
del 1997 sulla situazione mondiale delle foreste dicendo che "
la estesa distruzione delle foreste causata dalla contaminazione aerea
e prevista per il 1980, non c'era proprio stata"[FAO,
1997]. Nel corso delle ultime decadi,
lo sviluppo forestale e' aumentato in gran parte dell'Europa [VanDobben,
1995].
ENERGIA
Ci sono chiare indicazioni che
non siamo sul punto di avere una crisi energetica.
Come lo sceicco Yamani, Ministro
per il petrolio dell'Arabia Saudita e membro fondatore dell'OPEC, ha tenuto
a precisare: " come l'Eta' della Pietra non
e' finita perche' sono venute a mancare le pietre, cosi' l'Era del Petrolio
non finira' per mancanza di petrolio".
Disponiamo ancora, infatti, in
sovrabbondanza di fonti di energia: le disponibilita' di petrolio possono
soddisfare le esigenze mondiali per almeno i prossimi 5 mila anni; quelle
di uranio, i prossimi 14 mila anni.
Le risorse rinnovabili di energia
sono incommensurabilmente ampie. Il sole ci mette a disposizione costantemente
una quantita' di energia piu' di 7 mila volte superiore a quella che stiamo
utilizzando. Se coprissimo appena il 2.6% del deserto del Sahara con celle
solari, ne potremmo ottenere l'energia utile per soddisfare tutta la richiesta
energetica mondiale.
Si stima che l'energia eolica potrebbe
soddisfare almeno la meta' dei consumi mondiali di energia.
ACQUA
Il 71% della superficie terrestre
e' coperta dalle acque, per una quantita' complessiva di 13.6 miliardi
di Km cubici. Di tutta quest'acqua, gli oceani ne costituiscono il 97.2%
a i le calotte polari il 2.15%. La quantita' totale delle precipitazioni
sulle terre emerse ammonta a circa 113.000 Km cubici; con un'evaporazione
di 72,000 Km cubici, l'apporto netto di acqua sul territorio e' di circa
41,000 Km cubici all'anno, equivalenti a 30 cm d'acqua per tutta l'estensione
delle terre emerse.
Globalmente, l'agricoltura assorbe
il 69% circa dell'acqua, l'industria il 23% e l'8% viene adibito agli usi
domestici. In molti impieghi industriali, il 70-90% dell'acqua ritorna
in circolo; ed anche con l'irrigazione, il 30-70% dell'acqua rifluisce
ai corsi d'acqua e ai laghi, e in parte percola nelle falde acquifere,
da dove puo' essere riattinta [World Resources
1996-97, UNEP, UNDP and World Bank].
Fondamentalmente abbiamo acqua
a sufficienza per le prevedibili necessita' globali; anche se converra'
comunque migliorarne l'impiego.
INQUINAMENTO DELL'ARIA
L'inquinamento dell'aria non e'
un fenomeno recente. Nel 1742 il Dr. Johnson descriveva Londra come una
citta "in cui abbondano tali mucchi di rifiuti
abbandonati per strada, da sorprendere anche l'osservatore piu' selvaggio."
Ci sono chiare testimonianze che grandi quantita' di escrementi umani
"sono gettati in strada durante la notte, quando la gente sta chiusa in
casa". Le strade e i fossati sono cosi' invasi
da rifiuti che i visitatori della citta "debbono
tapparsi il naso per proteggersi dal puzzo che ne emana".
Si'; l'inquinamento dell'aria e'
un fenomeno sorto nell'antichita', che e' andato comunque sempre piu' migliorando
tanto che oggi Londra e' in condizioni migliori di quanto non lo fosse
nel Medio Evo.
La concentrazione di anidride solforosa,
ad esempio, era aumentata enormemente nel 1585, raggiungendo tra il 1700
e il 1900 livelli peggiori di quelli delle megalopoli odierne nei PvS;
poi e' cominciata a diminuire,
tanto che i livelli riscontrati negli anni '80-'90 sono inferiori a quelli
del sedicesimo secolo.
I piu' importanti inquinanti sono
sei: le particelle [fumo, fuliggine], anidride solforosa [SO2], ozono,
piombo, ossidi di azoto [NO, NO2] e ossido di carbonio [CO].
PULVISCOLO IN
SOSPENSIONE. Rispetto
al 1957 l'inquinamento particellare e' diminuito del 62% negli USA e del
95% (fumo) negli UK. Rispetto al 1980, l'inquinamento da particelle sospese
e' diminuito del 14% in Giappone, del 46% in Canada, del 48.5% in Germania
[OECD 1985a:28; 1987:31; 1999:57].
Ad Atene si e' osservato un calo del 43% rispetto al 1985; in Spagna, un
calo del 35% rispetto al 1986. Parigi ha registrato una diminuzione del
66% rispetto al 1970 [OECD 1985a:28; 1987:31;
1999:57].
Queste drastiche riduzioni dell'inquinamento
particellare sono conseguite alle limitazioni nell'impiego di combustibili
fossili, soprattutto carboni ricchi di zolfo.
PIOMBO.
Circa il 90% delle emissioni di piombo derivano da additivi per i carburanti.
Negli UK si e' cominciato nel 1981 a ridurre l'impiego di carburanti con
piombo; nel 1985 l'impiego consentito di piombo e' stato ridotto di due-terzi.
La concentrazione di piombo nell'aria si e' cosi' ridotta dell'85%. NegliUSAtutti
i carburanti sono senza piombo.In 10 degliUSAla contaminazione dell'aria
e' ridotta di piu' del 97%.
L'EPA ha stimato che tale abbassamento
della contaminazione abbia evitato circa 22 mila decessi all'anno [~ 1%
dei decessi], e 12 milioni di persone in meno abbiano sofferto di ipertensione
[EPA 1997: http://www.epa.gov/oar/sect812/copy.html].
ANIDRIDE SOLFOROSA.
Le regolamentazioni delle emissioni di SO2, originariamente suscitate dal
timore delle pioggie acide, hanno avuto l'effetto di ridurre l'inquinamento
particellare. In effetti, quando l'SO2 viene emessa con la combustione,
parte del gas si deposita attorno a microparticelle incombuste che fungono
da nuclei di condensazione e formano particelle che rimangono in sospensione
[aerosols] nell'aria. Un primo protocollo, nel 1985, imponeva ai Paesi
Europei una riduzione del 30% delle emissioni di SO2 per il 1993.
Le emissioni in Europa in effetti sono diminuite a partire dal 1980 e si
calcola che saranno ridotte del 75% entro il 2010. Negli USA una regolamentazione
analoga e' stata introdotta nel 1990 [Clean Air Act]. Negli UK la concentrazione
di SO2 e' dimnuita da 182 µg/metro-cubo nel 1962 a 21 µg/metro-cubo
nel 2000. Negli US, il tenore di SO2 e' diminuito dell'80% dal 1962.
Uno studio approfondito dell'EPA
porta a stimare che con la riduzione dell'SO2 che si e' verificata dal
1990 vengano risparmiate piu' di 2500 vite all'anno nel 1997, e circa 9600
ogni anno a partire dal 2010.
OZONO.
A livello del suolo, l'ozono non provoca praticamente nessun danno irreparabile.
Puo' irritare il tratto respiratorio,
influire sullo sviluppo vegetale, danneggiare le parti in gomma;
ma anche esercitare un effetto
protettivo nei confronti dei parassiti fungini. L'ozono peraltro e', assieme
agli ossidi di azoto, tra i principali responsabili dello smog bruno del
tipo frequente a Los Angeles e diffuso specialmente nelle citta' del Terzo
Mondo.
L'entita' dell'inquinamento da
ozono e' diminuita sia negli UK che in USA [CEQ,
1972; EPA, 2000, etc.]. In media, e' diminuita
del 25% dal 1990.
OSSIDO DI CARBONIO.
L'ossido di carbonio puo' essere letale ad elevate concentrazioni; ma ai
livelli comunemente riscontrabili nelle nostre strade non e' letale e addirittura
e' meno pericoloso degli altri inquinanti di cui si e' detto sopra. La
piu' diffusa fonte di ossido di carbonio sono le sigarette; la maggior
quantita' di CO deriva comunque dalla combustione incompleta dei carburanti
liquidi. I convertitori catalitici riducono le emissioni di CO di almeno
8 volte.
INQUINAMENTO DELL'ACQUA
La massa d'acqua degli oceani e'
talmente grande [~ il 71% della superficie terrestre e' coperta dagli oceani]
che le nostre attivita' hanno potuto influenzarla in misura straordinariamente
insignificante. Lo stato degli oceani e' cosi' definito dalle UN:
"Il mare aperto e' relativamente pulito. Vi si possono individuare bassi
livelli di piombo, composti organici di sintesi e radionuclidi artificiali,
che pero' sono presenti a livelli biologicamente insignificanti".
Chiazze di petrolio si incontrano
frequentemente lungo le rotte oceaniche, ma non influiscono granche' sulle
comunita' degli organismi marini. Qualche tempo fa' la rivista scientifica
SCIENCE ha chiesto a diversi scienziati la loro opinione in proposito;
e la risposta sostanzialmente si puo' sintetizzare cosi': 'Le
reazioni alle fuoriuscite di petrolio in mare sono esagerate e i dollari
che si spendono per eliminarle potrebbero essere impiegati molto piu' utilmente
altrove' [Holden, C., 1990,
'Spilled oils looks worse on TV', Science 250, 371].
Nella Guerra del Golfo, al momento
della ritirata Saddam Hussein ha fatto in modo che le raffinerie del Kuwait
riversassero nel Golfo da 6 a 8 milioni di tonnellate di petrolio. Subito
Greenpeace proclamo' che "si trattava di un
disastro senza precedenti". Una task force
di 70 scienziati, assieme a membri della commissione ambientale Europea
e dell'Arabia Saudita, cercarono di caratterizzare e dimensionare il danno.
Il Rapporto di medio termine pubblicato nel 1994 era sostanzialmente positivo.
Gli organismi marini erano "in condizioni
migliori di quanto avrebbe potuto prevedere il piu' abile degli esperti".
Analoghe le conclusioni raggiunte da una commissione separata di esperti
in biologia marina della IAEA: " il petrolio
riversato in mare si era in massima parte gia' degradato".
ACQUE COSTIERE.Nel
1987 il 30% delle acque costiere degli UK erano inquinate; nel 2000, solo
il 5%. Nell'Unione Europea, le acque costiere erano inquinate per il 21%;
nel 1999, solo il 5%.
RIFIUTI
Se gli USA continuassero a produrre
110 milioni di tonnellate di rifiuti solidi all'anno fino al 2100
quanto spazio sarebbe richiesto
per contenerli? Supponendo di ammassarli in un solo posto e fino ad un'altezza
di circa 30 metri, sarebbe richiesta una superficie di circa 22 Kilometri
quadrati. La questione quindi non pone assolutamente problemi insormontabili.
SOSTANZE CANCEROGENE
L'inquinamento alimentare da antiparassitari
e' notoriamente senza importanza: nessuno muore di cancro provocato da
pesticidi. Invece tre tazze di caffe' al giorno o un grammo di basilico
sono 60 volte piu' rischiosi del piu' tossico pesticida ai livelli di inquinamento
abituali. Il caffe' che assumiamo correntemente e' circa 50 volte piu'
cancerogeno dell'inquinamento di DDT prima che fosse bandito, piu' di 1,200
volte piu' cancerogeno dell'attuale inquinamento da DDT, 66 volte piu'
cancerogeno del piu' tossico pesticida ai livelli di contaminazione attuali
[Gold et al., 1992].
L'Americano medio assume una quantita' di alcol equivalete in media a 1.7
birre al giorno; tale quantita' di alcole comporta un rischio di cancro
circa 2,100 volte maggiore del piu' pericoloso pesticida.
Il responsabile dell'ufficio di
Tossicologia della FDA, Dr. R. Scheuplein, ritiene che la piu' probabile
distribuzione dei tumori derivati dall'alimentazione sia: 98.79% dagli
alimenti tradizionali [carni rosse, pollame, cereali, patate, zucchero,
cacao, sale, etc.], circa l'1% dalle spezie e aromatizzanti naturali [senape,
pepe, cannella, vaniglia, etc.], lo 0.2 % da residui di lavorazione [lubrificanti,
sostanze migrate dal materiale di confezionamento], lo 0.01% da pesticidi
[insetticidi, erbicidi, fungicidi, PCB, DDE, diossina, aflatossina, etc.],
lo 0.01% da residui di farmaci somministrati agli animali [antibiotici,
ormoni della crescita, etc.], e lo 0.01% dalle modalita' di preparazione
degli alimenti [cottura, friggitura, arrostimento, ecc.].
BIODIVERSITA' ed ESTINZIONE DELLE
SPECIE
Che la perdita di biodiversita'
ammonti a 40,000 specie all'anno, e' una enormita' che trova riscontro
solo nei modelli matematici. Ma e' stata ripetuta cosi' frequentemente
e a lungo, che alla fine tutti sono portati a crederci. E' diventata infatti
un cavallo di battaglia della Litania catastrofista dei movimenti ambientalisti.
Ma si tratta di un valore in contrasto sia con l'osservazione sperimentale,
sia con una modellistica accurata.
La realta', cosi' come documentata
da diversi Autori, e' la seguente [Ballie
& Groombridge, 1997; Walter & Gillet, 1998; May et al., 1995; Reid,
1992]:
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| TOTALE | ~ 1.600.000 | 1.033 |
Si stima che il pianeta ospiti tra
10 e 80 milioni di specie di organismi viventi.
Il famoso biologo E.O.Wilson ha
formulato la seguente regola empirica: se un'area si riduce del 90%, il
numero delle specie si dimezza. Tale 'regola' e' tuttavia contraddetta
dai fatti.
L'80% della foresta pluviale Amazonica
e' ancora intatto; ma la foresta pluviale Atlantica del Brasile e' stata
quasi del tutto eliminata; ne rimane solo il 12% circa. Secondo la regola
di Wilson ci si dovrebbe aspettare che almeno la meta' delle specie che
ospitava debba essersi estinta. Al contrario, quando i membri della Societa'
Brasiliana di Zoologia cercarono di verificare la situazione delle 171
specie animali della foresta Atlantica, non furono in grado di individuare
nemmeno una sola specie che si potesse dichiarare estinta. Ne' alcuna delle
specie di una seconda lista di 120 animali si dovette considerare estinta.
In piu', un certo numero di specie considerate estinte 20 anni prima, comprendenti
uccelli e sei farfalle, sono stati invece ritrovate [Brown
& Brown, 1992]. Nessuna specie vegetale
e' risultata estinta.
RISCALDAMENTO GLOBALE / EFFETTO
SERRA
Molta gente si e' convinta che
l'effetto serra di cui si parla continuamente comporti aumenti drastici
di temperatura e catastrofici eventi climatici. Temiamo che questo riscaldamento
globale porti alla distruzione del nostro ecosistema, carestie diffuse,
uragani spaventosi, fusione delle cappe di ghiaccio dei poli, inondazione
delle Maldive e del Bangladesh e di una quantita' di territori costieri
su tutto il pianeta.
In realta', dal 1856 al 2000 la
temperatura e' aumentata di 0.4-0.8°C [Jones
et al., 2000, 2001]. Lomborg accetta come
una realta' acquisita che il riscaldamento globale sia in buona misura
causato dall' attivita' umana, ma contesta nettamente le previsioni che
vengono fatte con i modelli matematici, sull'evoluzione della situazione
globale. Le osservazioni di Lomborg sono basate sui modelli del Rapporto
Ufficiale delle UN sul clima [http://www.ipcc.ch].
Fondamentalmente, dice Lomborg,
l'effetto serra e' positivo: se l'atmosfera non contenesse i gas che determinano
l'effetto serra, la temperatura della terra sarebbe inferiore di circa
33°C [59°F] e molto probabilmente la vita sul pianeta non sarebbe
quella che conosciamo [IPCC, 2001].
Circa l'80% della CO2 di nuova
produzione deriva dalla combustione dei carburanti, del carbone e del gas,
mentre l'altro 20% deriva dalla deforestazione e da altri cambiamenti ambientali
dei tropici. Circa il 55% della CO2 cosi' prodotta e' riassorbita
dagli oceani, dalle foreste settentrionali e con l'aumento della vegetazione,
stimolata dalla CO2; il resto si disperde nell'atmosfera aumentandone cosi'
il livello di CO2 del 31% rispetto al periopdo pre-industriale [IPCC
2001].
Per prevedere quale sara' l'andamento
futuro della temperatura, occorre tener conto di almeno 5 elementi fondamentali:
l'atmosfera, gli oceani, le terre emerse, le estensioni ghiacciate e la
biosfera terrestre. L'interazione di questi 5 fattori e' enormemente complicata,
anche perche' certi meccanismi di cruciale importanza sono ancora del tutto
sconosciuti o insufficientemente documentati nella letteratura scientifica.
I problemi piu' complicati delle simulazioni dell'evoluzione della temperatura
riguardano l'effetto 'raffreddante' delle particelle aerosolizzate, gli
effetti dovuti alle variazioni dell'umidita' atmosferica e gli effetti
determinati dai diversi tipi di nuvole.
Il modello originale impiegato
per ottenere il Rapporto IPCC del 1999, prevedeva per il 2000 un aumento
di temperatiura di 0.91°C, vale a dire di mezzo grado superiore a quello
riscontrato nella realta. L'IPCC ha ammesso questa discordanza e nel Rapporto
del 2000 afferma che "probabilmente le maggiori incertezze sulle proiezioni
dell'andamento climatico futuro sono dovute all'effetto che possono avere
le nuvole e alla loro interazione con la radiazione cosmica".
I modelli matematici che vengono
attualmente impiegati sono molto complicati, ma non abbastanza da comprendere
tutti i fattori essenziali che intervengono nell'andamento climatico del
pianeta. Basti ricordare che non si e' ancora capito se e come le
nuvole contribuiscono ad aumentare o a diminuire la temperatura globale.
CONSEGUENZE DELL'EFFETTO
SERRA. L'effetto serra e' costantemente
collegato ad un aumento del livello dei mari di alcuni metri e ad una fusione
delle calotte polari [Laut, 1997; World
Bank, 1992]. In realta' si tratta di un'esagerazione.
Il livello globale dei mari e' aumentato di 10-25 cm negli ultimi cento
anni. Si puo' prevedere che si innalzera' di altri 31-49 cm nei prossimi
cento anni. Tre-quarti di tale aumento e' dovuto all'aumento di volume
delle acque che si riscaldano, e un-quarto alla fusione dei ghiacciai e
ai contributi delle calotte polari.
L'aumento della temperatura
potrebbe causare un aumento delle malattie e dei decessi, soprattutto nelle
popolazioni povere urbane. Tuttavia, un aumento di temperatura provoca
anche una diminuzione dei decessi dovuti al freddo [e' ben noto che in
inverno i decessi sono superiori del 15-20% a quelli estivi]; si stima
che con l'aumento della temperatura muoiano circa 9,000 persone in meno
in UK a causa della maggiore mitezza invernale dovuta all'effetto serra.
"Non c'e' alcuna evidenza
che gli eventi climatici estremi, o anche la sola variabilita' climatica,
siano aumentati, in senso globale, nel corso del ventesimo secolo"[IPCC,
1996].
El Nino/La Nina si sono avvicendati
regolarmente negli ultimi 5,000 anni [Sandweiis
et al., 1966]. Negli anni con El Nino
gli USAhanno lamentato i minori danni da uragani.
Globalmente, le temperature
minime notturne sono aumentate piu' di quanto non siano aumentate le temperature
massime diurne. Dal 1950 al 1993 il trend globale e' stato di 0.1°C/
decade per le temperature massime, mentre e' stato di 0.2°C/decade
per le minime [IPCC, 2001].
D'inverno sono stati registrati
aumenti di temperatura superiori a quelli riscontrati d'estate [Michaels
et al., 1998, 2000; Balling et al., 1999],
e le temperature invernali sono risultate piu' elevate nelle zone piu'
fredde. Risalendo al 1659, c'e' stata una diminuzione nel numero delle
giornate fredde, ma non aumento del numero di giornate calde
[Jones et al., 1999]. Negli US, il numero
di giornate con temperature molto alte e' addirittura un po' diminuito
nel secolo appena concluso.
Meno freddo, in assenza di
un aumento di temperatura diurna, comporta un aumento delle produzioni
agricole [IPCC, 1996].
Sulla base delle misure effettuate
dai satelliti, non sono state riscontrate variazioni significative nell'estensione
dei ghiacci Antartici, almeno dal 1970 [IPCC
2001]. Si stima che la calotta di ghiaccio
dell'Antartico occidentale possa contribuire - scivolando nel mare - ad
un innalzamento dei livelli dei mari di non piu' di 3 mm all'anno per i
prossimi 100 anni [IPCC 2001; Frankhauser,
1998].
COSTO degli EVENTUALI INTERVENTI.
"L'implementazione
del Protocollo di Kyoto non avra' alcuna influenza sull'andamento climatico"[Benedick,
1998]. SCIENCE ci segnala che "gli
scienziati del clima ritengono che sarebbe davvero un miracolo se con il
Protocollo di Kyoto si riducesse l'accumulo nell'atmosfera dei gas dell'effetto
serra"[Science (1997), 278, 2048] .
Diversi modelli hanno calcolato
che l'applicazione del Protocollo di Kyoto determinerebbe una diminuzione
di 0.15°C nell'aumento della temperatura terrestre nel 2100; cio' che
corrisponde ad un minore aumento del livello dei mari di solo 2.5 cm [Wigley,
1998]. L'aumento di temperatura di 1.92°C
che si raggiungerebbe nel 2094 senza alcun intervento, sarebbe rimandato
al 2100, applicando il Protocollo di Kyoto.
Il costo dell'applicazione del
P. di Kyoto e' stimato in $346 miliardi all'anno intorno al 2010
[Weyant & Hill, 1999; BEA, Bureau of Economic Analysis, 2001].
Modificando in alcune parti gli interventi previsti dal Kyoto, il costo
si
ridurrebbe a $245 miliardi all'anno. Tali somme sono almeno 5 volte superiori
a tutti i contributi dedicati annualmente dai Paesi Industrializzati ai
PvS [OECD, 2000].
Spendendo tale quantita' di denaro
direttamente nel Terzo Mondo si potrebbero aiutare non solo le attuali
popolazioni dei PvS ma, indirettamente, anche i loro discendenti.
L'UNICEF [2000] stima che $70-80
miliardi all'anno potrebbero consentire ai PvS l'accesso alle condizioni
basilari per la salute, quali l'educazione, l'acqua, l'igiene, ecc. Devolvendo
oggi aiuti di tale portata ai PvS significherebbe preparare loro un migliore
futuro in termini di infrastrutture e di risorse con le quali potrebbero
affrontare meglio anche gli effetti del riscaldamento globale.
CONCLUSIONI SUL RISCALDAMENTO
GLOBALE . Il riscaldamento globale
non e' per nulla il problema piu' importante che abbiamo davanti. Cio'
che importa e' arricchire i Paesi in via di sviluppo, offrendo allo stesso
tempo ulteriori opportunita' a quelli gia' industrializzati. Garantendo
lo sviluppo economico, specialmente nel Terzo Mondo, in un ambito di equilibrio
economico globale, ci si potranno anche permettere interventi molto costosi
in altri ambiti eventualmente insorgessero delle emrgenze.
Insomma, il futuro nostro e dei
nostri discendenti dipende piu' dalla World Trade Organization [WTO] che
dall'IPCC, dice Lomborg.
IL BUCO DELL' OZONO
Nella stratosfera, un sottile strato
di ozono protegge gli organismi viventi assorbendo la radiazione ultravioletta
dannosa [UV-B] proveniente dal sole. Nel 1985 un articolo di Framan et
al.[Nature, 1985]
richiamava l'attenzione su un nuovo evento: lo strato di ozono sopra l'Antartico
si era assotigliato. L'assotigliamento dello strato dell'ozono si e' visto
che e' stato provocato dai composti di cloro-fluoro-carbonio, che
in una complessa serie di reazioni chimiche esauriscono appunto l'ozono.
Il timore era che il conseguente aumento della radiazione UV determinasse
un aumento della frequenza di cancro superficiale. Poi si e' visto che
il cancro alla pelle doveva essere attribuito ai dannosi UV-B solari anche
negli anni '60, e ne era aumentata la frequenza non per la diminuzione
dell'ozono [che era cominciata solo nel 1979] ma per altre cause, come
la maggiore lunghezza di vita, uno screening medico piu' accurato, l' aumentata
tendenza della societa' affluente a prendere il sole sulle spiaggie, ecc.,
[Kane,
1998].
Comunque, diversi progetti di cooperazione
internazionale [Montreal Protocol (1987),
London (1990), Copenhagen (1992), Vienna (1995), Montreal (1997), Beijing
(1999)] hanno fatto si' che si vedessero
ben presto i frutti: il buco dell'ozono sta rapidamente scomparendo.
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